"CHUANG TZU" (ZHUANGZI), IL "SOGNO DELLA FARFALLA"
Buongiorno e bentrovati,
oggi affronteremo il secondo (e mio preferito tra i 4) classico Taoista per fama, intitolato "CHUANG TZU", dal nome del suo autore ("Maestro Chuang", 365-290 A.C.).
"I Resoconti dello storico" di Sima Qian, il già citato primo grande storico cinese (145-86 A.C.), collocano la figura di Chuang Tzu tra il 370 e il 301 A.C., raccontando che egli visse nel distretto di Meng nello Stato Song, e che ricoprì per un certo periodo di tempo un incarico amministrativo in un non meglio identificato "Giardino della Lacca", che poi lasciò per ritirarsi a vita privata. A parte queste scarne notizie, l'unica altra fonte su di lui è il libro omonimo in cui lui compare come personaggio, di cui trattiamo in questo post.
Va detto per onor di cronaca che così come è oggetto di speculazioni la figura di Lao Tzu (l'autore del Tao Te Ching che abbiamo visto alcuni post addietro), pur sembrando invece certa l'esistenza in vita di Chuang Tzu, riguardo al suo testo però gli storici, i sinologi e i filologi si sono sbizzarriti a "sezionarne" i contenuti cercando di capire se l'intero manoscritto sia realmente farina del suo sacco, o se invece non vi siano parti raccolte e inserite all'interno solo successivamente, da suoi discepoli o da altri filosofi.
Tali speculazioni hanno portato infine a suddividere convenzionalmente i capitoli del Chuang Tzu in "interni, esterni e misti", laddove i primi sembrano essere certamente opera di Chuang Tzu stesso, mentre i successivi di altri autori, i quali ne ricalcano ovviamente il pensiero.
Per coloro i quali dovessero stupirsi di questo alone di mistero, di questa incertezza che circonda queste opere fondamentali della scuola Taoista (ma non solo), ricordo intanto che ci troviamo all'incirca nel IV secolo A.C.. Inoltre, la forma di scrittura utilizzata nella Cina antica era costituita dall'utilizzo della seta come supporto, o piuttosto di listarelle di bambù riportanti porzioni di testo incise sopra, e legate fra loro da cordicelle; non era perciò raro purtroppo il rompersi di suddette cordicelle, fatto che costringeva in seguito a tentare di riordinare il testo, non senza difficoltà. Per renderci conto fino in fondo di cosa poteva significare, immaginiamoci di trasportare i nostri libri moderni, anziché comodamente rilegati, semplicemente legati da uno spago che attraversa ogni pagina, va da sé la delicatezza di tali opere e la difficoltà di farle pervenire - il più possibile integre - fino ai giorni nostri, ovvero circa 2.500 anni dopo.
Come anticipato poco fa, si tratta tra i testi canonici del Taoismo del mio preferito e cercherò di spiegarne i motivi: innanzitutto rispetto al Tao Te Ching, pur evidentemente ereditandone in buona misura gli insegnamenti a livello generale (tanto da riportarne alcune massime proprio letteralmente) li esprime tuttavia in maniera molto diversa, cioè in prosa e non sotto forma di aforismi o precetti; di conseguenza, presenta un tipo di narrazione molto più "calda, di pancia" rispetto al Tao Te Ching, del quale è d'altra parte proverbiale e encomiabile il preziosissimo lavoro svolto di sintesi e chiarezza.
In secondo luogo, il tipo di prosa utilizzata dall'autore è quanto di più allegorico, poetico e denso di significati io abbia mai letto in vita mia.
"CHUANG TZU" E' APPREZZABILE DAVVERO A MIO PARERE, SOLAMENTE SE MANTENIAMO APERTO IL NOSTRO CUORE/MENTE ("xin", in cinese si chiamano nella stessa maniera perchè per loro sono inseparabili) RENDENDOCI "TERRENO FERTILE" PER FARE ATTECCHIRE IN NOI LE SUE MERAVIGLIOSE METAFORE. Fortunatamente debbo dire di essere riuscito, fin dalle prime letture di quest'opera favolosa, a mettere a dormire la mia "mente pensante", evitando di giudicare o analizzare eccessivamente quanto i miei occhi contemplavano, ma semplicemente godendone. In fondo è il bello anche della stessa esistenza (e i Taoisti concorderebbero senz'altro): smettere di tentare di spiegarci continuamente quanto ci circonda (o abbiamo dentro) per goderne semplicemente, lasciando in questo caso che le suggestioni evocate dall'autore si dischiudano in noi generando un'estasi tipica della consultazione di antichi testi sacri, apprezzando così piuttosto l'"esperienza diretta", più che il nostro tentativo di concettualizzarla, razionalizzandola.
Per rendere meglio il significato dell'importanza dell'"esperienza diretta" per i Taoisti con un aneddoto molto accessibile, vorrei citare una scena favolosa tratta da un film di "Piccolo Drago", ovvero BRUCE LEE: "I 3 DELL'OPERAZIONE DRAGO"; se a seguito dei miei post su Bruce doveste aver letto qualcosa su di lui, forse saprete allora che in questo film, dopo un lungo tira e molla con la produzione, riuscì ad avere praticamente carta bianca sulla sceneggiatura, potendo quindi finalmente approfittarne per inserire all'interno della sceneggiatura alcuni insegnamenti Taoisti che Bruce aveva fatto suoi, per la prima volta nella sua carriera cinematografica (volta nelle sue intenzioni, come l'apertura delle scuole di arti marziali d'altronde, a diffondere la cultura e il pensiero cinese).
Nella scena di cui parlo, a inizio film Bruce Lee chiede ad un allievo di attaccarlo con un calcio, rimproverandolo successivamente perchè a suo dire "non era riuscito ad esprimere concentrazione agonistica"; al terzo tentativo, soddisfatto finalmente del colpo portato dall'allievo si complimenta con lui, chiedendogli che effetto gli avesse fatto portare il colpo in quel modo. L'allievo lo guarda, poi sovrappensiero gli dice: "Vediamo, lasciami pensare..." e Bruce lo colpisce con uno scappellotto, rimproverandolo e spiegandogli che "non era quello che gli aveva chiesto, non gli aveva chiesto di raccontargli cosa PENSASSE di quell'esperienza, MA QUELLO CHE AVEVA PROVATO, SENTITO". Esattamente, proseguiva, come "se indicando la volta celeste lui si fosse fissato a guardare il dito, perdendosi così lo spettacolo del cielo".
Pertanto il "Chuang Tzu" mi ha stregato da subito, forse per il mio background di Mindfulness che mi aiuta a vivere "sospendendo il giudizio", forse perchè ho cercato di approcciarmi con solenne umiltà e profondo rispetto a queste opere di indicibile saggezza risalenti a oltre 2.000 anni fa, fatto sta che ogni volta che lo rileggo, in qualsiasi edizione mi trasmette nuove suggestioni, nuove immagini, come un caleidoscopio nel quale tutto è in costante cambiamento, a seconda della luce che vi riflettiamo all'interno (reale metafora Taoista tra l'altro).
Essendo dunque tanto sfaccettati i significati della prosa di Chuang Tzu, e volendo evitare di ripetermi circa i principali insegnamenti Taoisti già affrontati nel post relativo al Tao Te Ching e nel Chuang Tzu in larga parte ripresi, mi limiterò quindi per ora a tratteggiare alcuni punti salienti che colgo, riservandomi nei post futuri di utilizzare le parti che ritengo più significative dell'opera per ragionare insieme a voi di come i Taoisti intendessero l'esistenza umana (per cui a tutti gli effetti vedremo il Chuang Tzu molto spesso in questo blog).
Prima di tutto però il consueto consiglio circa le edizioni da procurarvi; ad oggi ne possiedo 4, più un'opera davvero illuminante di Jean Francois Billeter, "Lezioni sul Zhuangzi" ed. Figure Nottetempo, nella quale sono incluse 4 lezioni che il suddetto sinologo svizzero ha tenuto al Collège de France.
Per Chuang Tzu valgono sostanzialmente i consigli "editoriali" già dati riguardo al Tao Te Ching: fondamentalmente l'edizione paradigmatica, quella di base "da avere", è a mio avviso l'Adelphi (trad. Laurenti/Leverd). In secondo luogo, consiglio assolutamente l'Economica Feltrinelli, del medesimo traduttore del Tao Te Ching, Augusto Shantena Sabbadini.
Valgono inoltre gli stessi ragionamenti fatti per il Tao Te Ching, l'Adelphi costituisce un'ottima "edizione base" mentre quella Feltrinelli è arricchita, grazie alla competenza e conoscenza di Sabbadini, di una parte storiografica e di un lavoro di analisi e traduzione degli ideogrammi davvero impagabili.
Detto tutto questo, cominciamo con i punti che mi preme evidenziare del Chuang Tzu, tratteremo come detto in futuro la lettura di capitoli in particolare, dove andremo ad approfondire anche il loro significato.
- A differenza del Tao Te Ching, dove viene dato al Santo per poter governare secondo il Tao il suggerimento di seguire la NON AZIONE (Wu Wei), applicando cioè il NON GOVERNO per fare in modo che tutto fluisca nell'esatto ordine naturale in cui deve e senza forzatura, nel Chuang Tzu invece quando un Saggio riceve una proposta di ricoprire qualche tipo di incarico di Governo, lo rifiuta; paradigmatico l'episodio in cui Chuang Tzu riceve 2 messaggeri di Corte mentre sta pescando, e alla loro proposta di seguirli a corte per ricevere un incarico, risponde così: "Ho sentito dire che c'è a Chou una tartaruga morta da più di tremila anni. Il vostro re conserva il suo carapace nel tempio dei suoi avi. Ora dovete dirmi una cosa: secondo voi quella tartaruga non preferiva vivere trascinando la coda nel fango?'. 'Sì, certo - rispondono gli inviati del re - per lei era sicuramente meglio vivere trascinando la coda nel fango!'"Andate via, allora!", dice Chuang Tzu, "Anch'io preferisco trascinare la coda nel fango"! - In questo particolare aneddoto, l'autore esprime l'importanza secondo i Taoisti di vivere secondo la propria natura, rifiutando perfino, laddove l'uomo comune ne resterebbe sedotto, anche le lusinghe di fama, potere e promesse di ricchezza, poiché ritenute appunto "forzatura" di questa natura spontanea e in quanto tale artificiale comportamento dal quale nulla di buono ne potrà derivare, proprio come per la malcapitata tartaruga dell'esempio, che pagò con la vita l'essere portata a corte.
- Nel Chuang Tzu viene rimarcato in più occasioni quanto i nostri pensieri, desideri, e le parole che utilizziamo per cercare di rappresentare quanto ci circonda, siano assolutamente fuorvianti e limitati rispetto all'enormità delle sfumature che l'universo che ci circonda e cui apparteniamo presenta. Tra i tanti esempi dell'opera scelgo questo passaggio: " La grande conoscenza è oziosa, la piccola conoscenza distingue. Le grandi parole scottano, le piccole parole sono prolisse. Durante il sonno i cammini delle anime si intersecano e al risveglio i corpi deli esseri umani si aprono. Tutto ciò che incontrano aderisce loro (NB mentre come insegnato nel Tao Te Ching occorre "riflettere come uno specchio, rispondere come un eco, muoversi come acqua" per non trattenere nulla). Giorno dopo giorno il loro cuore si riempie di conflitti, negligenze, segreti. I piccoli timori creano ansia, i grandi timori vengono repressi. Si lanciano come frecce a stabilire il giusto e lo sbagliato. Si attaccano alle proprie opinioni come se fossero vincolati da un giuramento. Difendono accanitamente le loro vittorie verbali, e come l'autunno si volge nell'inverno, così si indeboliscono e giorno per giorno si consumano. Sprofondano nelle loro abitudini senza ritorno. I loro rancori sono sigillati. Le loro parole scavano fossati. Il loro cuore si incammina verso la morte e non c'è modo di farli tornare verso la luce. (...) Ogni cosa è - altro - e ogni cosa è - sé stessa -. Ogni cosa è sé e altro, ma questa dualità è invisibile: il sé conosce, ma può solo conoscere tramite l'altro. Perciò non appena parliamo dell'altro si presenta il sé, non appena parliamo del sé si presenta l'altro. Altro e sé sono i cardini della vita. Ma i cardini della vita sono anche i cardini della morte. (...) Lo stato in cui l'altro e il sé non trovano più il loro opposto è detto il cardine del Tao.(...) Perciò il parlare non vale quanto la visione illuminata"; in questo passaggio meraviglioso e molto famoso, viene evidenziato come l'eccessivo attaccamento degli uomini ai propri pensieri, alle proprie opinioni e alle definizioni che utilizzano per raccontarsi la realtà, sia determinante nel creare divisioni, nel generare opposti, i quali in realtà non sono altro che i due lati della stessa medaglia, imprescindibili l'uno dall'altro. Le parole importanti sono dosate, così come la vera conoscenza non esclude, non differenzia, bensì tutto abbraccia perchè tutto è uno nel Tao, vedere in questo modo è la visione illuminata.
- "Una volta Chuang Tzu sognò di essere una farfalla. La farfalla svolazzava lieta e spensierata e non sapeva di essere Tzu. Improvvisamente si svegliò, e si accorse con stupore di essere Tzu. Ora non sapeva più se era Tzu che aveva sognato di essere una farfalla o se era una farfalla che stava sognando di essere Tzu. Eppure Tzu e una farfalla dovrebbero essere due cose diverse! Questa si chiama la trasformazione degli esseri"; questo famosissimo passaggio cerca di farci ragionare sul nostro concetto di "realtà": esattamente come fintanto che ci troviamo nel sogno riteniamo reale quell'esperienza, allo stesso modo tenderemo a considerare reale lo stato di veglia. Detto questo, come possiamo avere certezza assoluta di sapere realmente qualcosa? Inoltre, come possiamo avere certezza di non sbagliare, definendo "reale" in senso assoluto qualcosa?








Commenti
Posta un commento