LIEZI "LA SCRITTURA REALE DEL VUOTO ABISSALE E DELLA POTENZA SUPREMA"

Buongiorno e bentrovati a tutti, 

affronteremo oggi il terzo dei Classici del Taoismo: LieZi (Lieh Tzu).




Il maestro che dà il nome all'opera, Lie Yukou (abbreviato in Liezi) sarebbe vissuto nel IV secolo A.C., tuttavia la prima menzione a questa raccolta di dialoghi, aneddoti e prescrizioni risale al 14 A.C. e il primo commentario pervenutoci, quello di Zhang Zhan, addirittura al IV secolo D.C.

All'incirca nell'VIII secolo, l'opera fu innalzata al rango di classico Taoista e ciò ha comportato un'espansione onorifica del titolo: dal semplice "Liezi" a "La scrittura reale del vuoto abissale", per poi diventare successivamente " La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema". 

Il Liezi è composto sotto forma di prosa, come il Chuang Tzu, e allo stesso modo si serve di allegorie e parti poetiche allo scopo di divulgare gli insegnamenti Taoisti; dei 4 Classici (Tao Te Ching, Chuang Tzu, Neye e appunto Liezi) è a mio parere quello più "onirico", laddove occorra come non mai tentare di non giudicare in modo letterale il testo, bensì cercare di cogliere lo spirito generale dell'opera e i messaggi che ci trasmette. Degli 8 capitoli dei quali si compone l'opera, ve ne sono 3 in particolare (l'1, il 2 e l'8) nei quali è possibile rintracciare materiale proveniente da altre opere (tra le quali il Chuang Tzu), per circa 1/4 del totale dell'opera.

Per quanto riguarda le edizioni disponibili del Liezi, per il momento ne possiedo 2: quella Einaudi con traduzione di Alfredo Cadonna (docente di Storia della filosofia e delle religioni della Cina all'Università Cà Foscari di Venezia) e quella denominata "I padri del Taoismo" editore Luni  e comprendente la trilogia completa (il Neye è stato aggiunto in tempi recenti), traduzione Leon Wieger e Pietro Nutrizio; disponendo quindi di poche edizioni, non sono al momento in grado di suggerirvene altre, vi consiglio pertanto di partire con l'edizione Einaudi, e di procurarvi - cosa che farò a mia volta - l'edizione Feltrinelli curata da Sabbadini (del quale vi ho già parlato in occasione di Tao Te Ching e Chuang Tzu).




A questo punto, per dare un saggio della bellezza e della complessità della prosa del Liezi, analizzerei insieme alcuni passaggi che preferisco dell'opera, tratti dall'edizione Einaudi:



  • "Lin Lei, che aveva quasi raggiunto i cent'anni, a metà primavera, vestito di una pelliccia, raccoglieva i chicchi caduti dalle pannocchie in un campo abbandonato e accompagnava ogni passo cantando. Confucio, in viaggio verso lo stato di Wei, lo incontrò in quelle lande e rivolto ai suoi discepoli disse: "Vedete quel vecchio? Vale la pena parlargli, provate a interrogarlo". Zigong chiese di andarci lui. Quando lo raggiunse sulla cima di un terrapieno, lo guardò in viso e gli chiese sospirando: "Maestro, eccovi qui a raccogliere chicchi cantando, non avete dunque nulla di cui dolervi?" Lin lei non smise di camminare, e neppure di cantare. Zigong continuava a incalzarlo con la sua domanda e allora quello alzò la testa e rispose: "Di che cosa dovrei dolermi?" Zigong disse: "Da giovane non vi impegnaste con diligenza, da adulto non entraste in competizione, da vecchio siete senza moglie e figli e il momento della morte si approssima; che cosa dunque vi fa gioire e andare in giro a raccogliere chicchi cantando?" Lin Lei rispose sorridendo: "Ciò che mi fa essere allegro tutti gli uomini lo possiedono, il fatto è che essi lo considerano qualcosa di penoso. Sì, da giovane non mi impegnai con diligenza, da adulto non entrai in competizione, ma è proprio per questo che ho raggiunto una tale longevità. Da vecchio mi trovo senza moglie e figli e la morte si sta avvicinando, ma è proprio per questo che riesco a essere così allegro". Zigong replicò: "Vivere a lungo è ciò che gli uomini desiderano, morire è ciò che gli uomini detestano: com'è mai possibile che per voi la morte sia motivo di gioia?" Disse Lin lei: "Se si considera il rapporto fra la morte e la vita, si vede che è come un andare e un tornare. Pertanto come faccio a sapere che quando muoio qui non nasco altrove? Come faccio a sapere che morte e nascita non si equivalgono? E ancora: come faccio a sapere che il continuo dolersi per la morte e il continuo affannarsi per la vita non sono che illusione? Come faccio a sapere che la morte che mi viene incontro oggi non è qualcosa di meglio della vita che mi è stata data allora?" Zi gong ascoltò le sue parole ma non ne colse il significato. Tornò dunque a riferirle al maestro, il quale disse: "Sapevo che valeva la pena andargli a parlare. Così è stato in effetti, ma di lui si può dire che pur avendo compreso non ha compreso fino in fondo." IN QUESTO RACCONTO VENGONO CONDENSATI ALCUNI TRA GLI INSEGNAMENTI PIU' IMPORTANTI  TAOISTI: INTANTO ZIGONG FA NOTARE A LIN LEI CHE L'ESSERE ARRIVATO FINO ALLA SUA VENERANDA ETA', E' IN REALTA'  PROPRIO UNA CONSEGUENZA DEL SUO "NON ESSERSI IMPEGNATO" IN GIOVENTU' E "NON AVER VOLUTO COMPETERE" IN ETA' ADULTA, AL SUO  CERCARE QUINDI DI SEGUIRE LA "NON AZIONE" (WU WEI) PER CONSERVARE LA SUA "NATURA SPONTANEA" (ZIRAN), DISTACCANDOSI COSI' DALLE CONVENZIONI SOCIALI E DALL'ATTACCAMENTO ALL'EGO CHE TANTE PREOCCUPAZIONI CREANO, PER GODERE PIUTTOSTO DI QUELLO CHE E' LA REALTA', DI QUELLO CHE SI E' E DI QUELLO CHE SI HA; L'ALTERNANZA TRA VITA E MORTE INOLTRE E' VISTA SEMPLICEMENTE COME UN MOMENTO DI PASSAGGIO INEVITABILE DA UNA FASE ALL'ALTRA DELL'ESISTENZA, PASSAGGIO DEL QUALE IN REALTA' NON SAPPIAMO ASSOLUTAMENTE NULLA, QUINDI POTREBBE TRANQUILLAMENTE PORTARE ANCHE A UN MONDO MIGLIORE DI QUELLO CHE ABBIAMO VISSUTO FINORA. D'ALTRONDE, POICHE' COME ABBIAMO VISTO PER I TAOISTI (MA IN GENERALE PER IL PENSIERO CINESE) GLI "OPPOSTI" NON SI COMBATTONO, BENSI' SI GENERANO SOSTENENDOSI L'UN L'ALTRO, I TAOISTI DANNO MOLTA PIU' ENFASI AL FATTO CHE SIAMO STATI CREATI - E CHE DI CONSEGUENZA UN GIORNO "FAREMO NATURALE RITORNO" DA DOVE PROVENIAMO - TRAENDONE MOTIVO DI GIOIA, LADDOVE LA MAGGIOR PARTE DEGLI UOMINI TRAE MOTIVO DI SCONFORTO POICHE', DANDO PER SCONTATA LA LORO ESISTENZA, SI CONCENTRANO SOLO SULLA SUA INEVITABILE CONCLUSIONE. 



  • Una volta qualcuno chiese al maestro Liezi: "Come mai date valore al Vuoto?" Liezi rispose: "Il Vuoto è al di là di ogni idea di valore". Il maestro aggiunse: "Valore è un termine che non gli si addice. Infatti nulla è comparabile alla Tranquillità, nulla è comparabile al Vuoto. E' nella Tranquillità, è nel Vuoto che possiamo trovare lo stato in cui risiedere stabilmente. E' nel prendere e nel dare, che finiamo per perdere tale stato.  Quelli che, dopo le che le situazioni sono degenerate, saltano fuori a predicare umanità e giustizia, non sono in grado di rimettere le cose al loro posto." ANCHE IN QUESTO PASSAGGIO SI AFFRONTA UN TEMA DI FONDAMENTALE IMPORTANZA PER I TAOISTI, MA PER LO STESSO PENSIERO CINESE IN GENERALE: QUELLO DEL "VUOTO"; MENTRE IN OCCIDENTE DIAMO UN'ACCEZIONE NEGATIVA A QUESTO CONCETTO, TENDENDO A IDENTIFICARLO CON "ASSENZA, MANCANZA", PER IL PENSIERO TAOISTA INVECE IL VUOTO E' LA CONDIZIONE DI PARTENZA DI QUALSIASI STATO (PRIMA DELLA STESSA ESISTENZA DELLE 10.000 COSE - CIOE' DI TUTTI GLI ESSERI), CONDIZIONE INDISPENSABILE PERCHE' SI MANIFESTI QUALSIASI COSA, PER LA LEGGE DELLA COMPLEMENTARITA'. ALLO STESSO MODO, IL VUOTO DELLA MENTE, DELLO SPIRITO, E DI CONSEGUENZA IL DISTACCO O LA MODERAZIONE DI DESIDERI E PASSIONI ("PRENDERE E DARE") E' LA CONDITIO SINE QUA NON PER RAGGIUNGERE LA ZIRAN (SPONTANEITA' DEL FANCIULLO) E POTER CONDURRE UN'ESISTENZA SERENA NEL TAO, A DISPETTO DI COLORO I QUALI (CONFUCIANISTI) PREDICANDO UMANITA' E GIUSTIZIA, FINISCONO PER FALLIRE POICHE' PREDICANO FORZATURE ALL'ORGINARIA SPONTANEITA'.


  • "L'imperatore Shun chiese a un ministro: "E' possibile prendere possesso del Dao?" il ministro replicò: "Non possedete neanche il vostro corpo, come potete possedere il Dao?" Shun chiese allora: "Se non sono io a possedere il mio corpo, chi è che lo possiede?" "E' la forma che vi è stata prestata dal cielo e dalla terra - rispose il ministro - La vita non è di vostra proprietà: è il procedere armonioso che vi è stato prestato dal cielo e dalla terra. Natura e destino non sono di vostra proprietà: è la via da seguire che vi è stata prestata dal cielo e dalla terra. Figli e nipoti non sono di vostra proprietà: il cielo e la terra ve li hanno prestati affinché possiate lasciare traccia dopo di voi. Ecco perché si può dire che si cammina senza sapere chi ci fa avanzare, ci si ferma senza sapere chi ci fa fermare, si mangia senza sapere chi ci fornisce il cibo. L'impulso che proviene dal cielo e dalla terra non è altro che Soffio, come potreste mai prenderne possesso?" IN QUESTO PASSAGGIO MOLTO POTENTE, SI EVIDENZIA L'ATTITUDINE - SBAGLIATA - DELL'UOMO AL "POSSESSO", QUANDO CERCA DI ATTRIBUIRSI LA PATERNITA' ANCHE DI QUELLO CHE NON GLI SPETTA; IL MINISTRO FA NOTARE INFATTI ALL'IMPERATORE, COME NON SI POSSA CONSIDERARE DI PROPRIA PROPRIETA' CIO' PER IL QUALE NON SI HANNO MERITI PROPRI, BENSI' SONO "DONI" DEL CIELO E DELLA TERRA (CHE COSTITUISCONO INSIEME AL DAO/TAO UNA SORTA DI "TRINITA' TAOISTA"). CIO' CHE PROVIENE DAL CIELO E DALLA TERRA E' "SOFFIO" OVVERO VITA, TAO E PER POTERNE GODERE BISOGNA MANTENERSI NELLA SPONTANEITA' (ZIRAN), NON ADOPERANDO L'EGO CHE  PRETENDEREBBE DI ETICHETTARE QUALSIASI COSA...COME SI POTREBBERO MAI "POSSEDERE" TALI DONI? CHI POTREBBE AVERE UN'AMBIZIONE SIMILE?


Eccoci in fondo anche a questo appuntamento, tengo a precisare che non appena sarò in possesso dell'edizione Feltrinelli del Liezi curata da Sabbadini sarà mia premura "recensirlo", in quanto mi aspetto grandi cose (se sono riuscite come le edizioni del Tao Te Ching e del Chuang Tzu).

Detto questo, vi ringrazio caldamente per essere arrivati fin qui nella lettura, vi do appuntamento se lo vorrete al prossimo post nel quale tratteremo il quarto e ultimo dei classici Taoisti, ovvero il "Neye", vi abbraccio e vi auguro una buonissima e serena giornata.


Simone



"L'UTILITA' DI UNA TAZZA STA NEL SUO ESSERE VUOTA"



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