NEYE - IL TAO DELL'ARMONIA INTERIORE
Buongiorno e bentrovati!
Oggi presenterò l'ultimo dei 4 testi canonici Taoisti, il "NEYE - il Tao dell'Armonia Interiore".
E' doveroso premettere che essendo dei 4 quello inserito più di recente all'interno dei classici Taoisti, ad oggi in Italia ne è giunta una sola edizione, a cura della Professoressa Amina Crisma (sinologa, docente di Filosofie dell'Asia orientale presso l'Università di Bologna) per le edizioni Garzanti, pertanto quanto segue è ovviamente estratto tratto dalla suddetta edizione.
La sua stesura è datata circa alla metà del IV secolo A.C. nonostante sia in ordine cronologico l'ultimo testo Taoista venuto alla luce, non durante un particolare scavo archeologico, bensì in quanto era stato finora erroneamente considerato come un capitolo dell'opera nella quale era stato collocato in epoca Han (206 A.C. - 220 D.C.), ovvero il GUANZI, il quale raccoglie sotto il nome dell'allora ministro dell'epoca delle Primavere e Autunni Guan Zhong, una serie di racconti eterogenei.
La "scoperta" che il NEYE costituisse in realtà un'opera a sé stante è frutto, tra le altre cause, di una recente tendenza a esaminare gli antichi manoscritti non più come un "qualcosa di statico", bensì come vere e proprie entità che, a seconda del punto di vista del lettore/esaminatore, possono dischiudere significati di volta in volta diversi (e questo è il motivo per cui consiglio a chi si approccia a tali letture di "sospendere il giudizio" della mente pensante, per godere semplicemente dell'esperienza). Come riportato da Amina Crisma nel NEYE, questo cambio di paradigma fu ben rappresentato da Anne Cheng nella sua lezione inaugurale del corso di Storia intellettuale della Cina al Collège de France, tenuta nel dicembre 2008: "Comprendere i testi non è trattarli come astrazioni esangui e disincarnate; è invece cercare di catturarli vivi e frementi, come i pesci nel Zhuangzi nell'acqua del Dao."
L'assimilazione dei concetti espressi nel Neye, per dirla nuovamente con le meravigliose e sagge parole della Professoressa Amina Crisma, "richiede un pò di fatica e un pò di pazienza. Ci richiede innanzitutto di non aver fretta, di rallentare, perchè non si tratta qui del veloce consumo di una breve e riposante vacanza esotica, secondo i dettami della attrazione fatale dei nostri tempi verso la scorciatoia, il tutto e subito. Perchè quest'operazione abbia un reale significato, occorre interrompere per un pò quella frenesia onnivora, quella bulimia ipercinetica che è una delle patologie del nostro tempo. Occorre fermarsi per poter davvero ascoltare, come dice una bella poesia di Roberto Roversi: "Se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto".
A tal proposito specifichiamo che Neye significa "operazione interiore", intesa come la prospettiva di una coltivazione e di una trasformazione di sé; dell'autore (o degli autori) non ci è giunta alcuna informazione, mentre la forma dell'opera ricorda molto quella del Tao Te Ching, composta in brevi aforismi o componimenti poetici.
E' composto di 1.622 caratteri, pur ricordando molto come struttura come abbiamo detto il Tao Te Ching è molto più breve, circa un terzo; la sua struttura come quella del Tao Te Ching, così ritmata e rimata, rimanda a una pratica di recitazione orale del testo finalizzata alla sua memorizzazione che si può ipotizzare abbia preceduto, come modalità di trasmissione, la redazione scritta.
Tutti questi elementi nel loro insieme configurano un particolare genere letterario caratteristico della Cina antica: un peculiare filone di composizioni poetiche di contenuto filosofico. La presenza di determinati schemi di rime irregolari fanno pensare, come ipotesi, a una provenienza dallo stato di Chu, situato nella Cina meridionale ossia quella zona dalla quale ci è giunta testimonianza sia degli aspetti più sciamanici del Taoismo, che delle origini stesse del Taoismo.
L'"operazione, o coltivazione interiore" cui si fa riferimento nel titolo (forse apposto postumo alla stesura del corpo del testo) è l'autocoltivazione che l'essere umano deve realizzare per preservare dentro di sé la pura essenza vitale (jing) che incessantemente genera e alimenta la vita dell'uomo come del cosmo; questa sorta di "manuale di autoaiuto" rappresenta la prima e più antica testimonianza a noi nota ad oggi in letteratura cinese. Questa coltivazione rappresenta un esercizio di autodisciplina costante che coinvolge nel corpo e nello spirito colui che lo pratica, donandogli salute e salvezza, e gli evita di dissipare l'energia vitale, causa di decadenza e malattie, finanche di morte. Si illustra nel NEYE come, attraverso il controllo del QI (respiro) e la moderazione di impulsi egoistici, passioni e emozioni (QING), sia possibile arrivare ad instaurare un armonioso rapporto con sé stesso, con la totalità degli esseri, e col divenire del cosmo, sviluppando un cammino che punta a una crescente perfezione.
La coltivazione interiore mira quindi a ripristinare una situazione originaria di quiete consona al ristabilimento dell'armonia del cuore, non intesa come un'ascesi mortificante che allontani l'adepto dalla propria natura originaria, bensì come recupero di una condizione di spontaneità nativa che costituisce la più profonda autenticità, il centro più intimo di sé, la cui serenità va sempre salvaguardata e non dev'essere intaccata in alcun modo dall'agitazione derivante dagli eventi esterni.
Si tratta, quindi, di ritrovare ciò che più intimamente ci appartiene e che ci identifica con la nostra stessa vita, nella sua forma più pura e limpida. Concentrazione e raccoglimento sono le modalità in cui si esce dall'affannosa dispersione nell'esteriorità, per ritrovare nell'interiorità il quieto centro di noi stessi, che al di là di ogni parzialità, di ogni egoismo e di ogni turbamento è in intima comunione col centro della realtà.
I temi fondamentali affrontati in questo meraviglioso seppur conciso trattato (ammirevole in tal senso il lavoro fatto dalla Professoressa Crisma di commento, analisi del testo e approfondimento del contesto culturale) sono dunque la ricerca e la conservazione delle energie vitali presenti al nostro interno attraverso il controllo del respiro (compagno fondamentale di vita ma anche della maggior parte di pratiche meditative, filosofiche e religiose), il distacco dalle passioni che intemperanti distolgono dall'equilibrio oggetto di ricerca, il sostare deliberato nelle "vie di mezzo" delle situazioni, per cui evitare gli eccessi finanche nell'alimentazione, tutti temi in qualche maniera ormai a noi già "familiari" poiché trattati anche negli altri Testi Classici Taoisti.
Vorrei concludere questo post citando il meraviglioso incipit dell'opera, allo scopo di cercare di evocare le suggestioni che la sua saggezza ultramillenaria è in grado di trasmettere, anche in voi:
"Da sempre la pura essenza vitale presente in ogni cosa
Nel suo procedere genera la vita.
Nel suo discendere fa crescere i Cinque Cereali
Nel suo ascendere produce le costellazioni.
Nel suo fluire fra Cielo e Terra
La si dice spirituale e divina;
A colui che la accumula in mezzo al petto
Diamo il nome di saggio.
Quest'energia vitale
E' così luminosa, come ascesa nel più alto del Cielo
E' così tenebrosa, come sprofondata nell'abisso
Così diffusa, come dispiegata nell'oceano
E così densa, come in noi stessi racchiusa.
Ecco perchè quest'energia vitale
Non si può trattenere con la forza
Ma si deve fissare con la Virtù efficace.
Non la si può evocare con le parole
Ma la si può accogliere nel pensiero.
Preservala con cura, e bada a non perderla:
Questo si dice dar compimento alla Virtù efficace.
Allorché essa si compie, ne scaturisce il sapere,
E i Diecimila esseri si lasciano totalmente cogliere."
E' con grande emozione che concludo con questo la serie di post legata ai "Testi sacri del Taoismo", i quali ribadiamo nuovamente essere:
TAO TE CHING - Lao tzu
CHUANG TZU - omonimo
LIEH TZU - omonimo
NEYE - anonimo
Grande emozione dicevo perchè d'ora in avanti, pur presentando in futuro sicuramente altri testi importanti legati al Taoismo o comunque al pensiero cinese più in generale, saranno comunque episodi spot inseriti all'interno di un contesto più ampio che punterà, toccando di volta in volta argomenti anche di attualità sociale, a darne una chiave di lettura "Taoista" e di Mindfulness, per cercare di renderci questa vita maggiormente serena e consapevole, grazie alla saggezza della meditazione e degli antichi popoli orientali.
Vi ringrazio come sempre per essere arrivati fin qui nella lettura, e vi do appuntamento al prossimo post se vorrete.
Un caro saluto e un abbraccio
Simone







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