☯️💖🙏🎄"STORIA DEL PENSIERO CINESE" DI ANNE CHENG - FONDAMENTI

 Buongiorno a tutti e bentrovati!!!

Come vi avevo anticipato negli scorsi post, ho intrapreso lo studio dell'opera fondamentale in 2 volumi che da' il titolo a questo post. Vorrei spiegare brevemente il motivo che mi ha spinto ad affrontare questo studio: tra le più antiche civiltà tuttora esistenti, e sicuramente anche tra le meno raccontate se non per rapportarla purtroppo spesso e volentieri a stereotipi culturali esistenti in Occidente, la civiltà cinese è anche tra le più diverse dalla nostra; per quanto l'interpretazione del Taoismo, del Confucianesimo (ho deciso in un prossimo futuro di portare anche questo tema sul blog) e più in generale delle filosofie appartenenti al cosiddetto periodo delle "cento scuole" (o "degli Stati combattenti") sarebbe già piuttosto chiara anche senza questo approfondimento, ritengo però di "doverlo affrontare" perchè, al di là della scuola di pensiero che si studi, a prescindere il modo di pensare cinese offre una moltitudine di spunti di riflessione a mio avviso davvero illuminanti, TANTO PIU' SE RAPPORTATI AL VENTO DI INTOLLERANZA POLITICA, SOCIOLOGICA E FILOSOFICA CHE SPIRA IN OCCIDENTE IN QUESTO PERIODOConfido che non vi fiderete a prescindere delle mie parole, ma al tempo stesso che riuscirete, poiché vi trovate in un blog che in fin dei conti questo cerca di ispirare, a mantenere aperto il vostro cuore/mente leggendo quanto seguirà, cercando il più possibile di liberarvi da tutto il "sentito dire" ripetuto in continuazione dai mass media.



Attualmente mi trovo alla terza parte del I volume di "STORIA DEL PENSIERO CINESE" DI ANNE CHENG, ED. Piccola Biblioteca Einaudi; poichè si tratta di lettura complessa, e ricca di nozioni - copre circa 3.000 anni di storia -, alla fine di ogni parte ricomincio rileggendo nella parte precedente quanto avevo sottolineato in fase di prima lettura (questo è da sempre il mio metodo di studio). Ho pensato, siccome sicuramente avevo intenzione di portare questa lettura sul blog, di sfruttare l'occasione della rilettura per cominciare, in progress, a fissare sul post alcune parti dell'opera che ritengo illuminanti; SARA' QUINDI UN POST CHE AGGIORNERO' STRADA FACENDO, MANO MANO CHE AVANZO NELLO STUDIO DEI 2 VOLUMI! 



Prima di cominciare però, alcuni cenni doverosi relativamente all'autrice dell'opera, ANNE CHENGè professoressa di Storia intellettuale della Cina presso il Collège de France. Ha insegnato e fatto ricerca sulla storia intellettuale della Cina, in particolare sul confucianesimo, prima al CNRS (Centre national de la recherche scientifique), poi all’Inalco (Institut national des langues et civilisations orientales) e all’Institut universitaire de France. Si è occupata a lungo dell’identità, della filosofia e dei sistemi di pensiero cinese, anche in relazione alla loro ricezione nel contesto europeo. È autrice di una traduzione francese dei Colloqui di Confucio, di uno studio sul confucianesimo nella prima epoca imperiale e di una storia del pensiero cinese che attraversa tre millenni, tradotta in molte lingue europee e orientali. 

Ultima premessa: dal mio umilissimo punto di vista, ritengo l'autrice più vicina come sensibilità alla filosofia confuciana, rispetto a quelle taoista o buddhista, pertanto laddove dovessi ravvisare che questa sensibilità emerge, lo farò presente; in maiuscolo a mio avviso le parti che più dovrebbero far riflettere noi occidentali.



Ecco dunque alcuni stralci fondamentali dell'opera:


"L'oggetto dei dibattiti nel pensiero cinese è raramente esplicitato; questo, peraltro, non significa che non vi siano dibattiti. Nei testi degli Stati Combattenti (V-III sec. A.C.) si instaurano vere e proprie tenzoni di idee, che si svolgono tuttavia in modo assai curioso, specie se confrontate con le polemiche aperte della tradizione greca, avvezza all'arte oratoria nell'agorà o in tribunale, ai contradditori alimentati di sofistica e di logica. Sulla scacchiera intellettuale della Cina antica, la regola principale è decrittare quale nozione sia presa di mira in ciò che si dice, a quale dibattito si faccia riferimento, e in funzione di quale pensiero se ne possa comprendere un altro. I TESTI CINESI SI CHIARISCONO DAL MOMENTO IN CUI SI SA A CHI RISPONDONO; NON POSSONO DUNQUE COSTITUIRE UN SISTEMA CHIUSO, POICHE' IL LORO SIGNIFICATO SI ELABORA NELLA RETE DELLE RELAZIONI CHE LI COSTITUISCONO."


"L'ASSENZA DI TEORIZZAZIONE ALLA MANIERA GRECA O SCOLASTICA SPIEGA SENZA DUBBIO LA TENDENZA CINESE AI SINCRETISMI (fusione di dottrine e di culture differenti). NON V'E' UNA REALTA' ASSOLUTA ED ETERNA, MA DEI DOSAGGI. IN PARTICOLARE, NE CONSEGUE CHE LE CONTRADDIZIONI NO SONO AVVERTITE COME IRRIDUCIBILI, MA PIUTTOSTO COME DELLE ALTERNATIVE. INVECE DI TERMINI CHE SI ESCLUDONO A VICENDA, SI VEDONO PREDOMINARE LE OPPOSIZIONI COMPLEMENTARI, CHE AMMETTONO IL PIU' E IL MENO: SI PASSA DALLO YIN ALLO YANG, DALL'INDIFFERENZIATO AL DIFFERENZIATO, ATTRAVERSO UN'IMPERCETTIBILE TRANSIZIONE."


"Se il pensiero cinese non avverte mai l'esigenza di esplicitare né il problema, né il soggetto, né l'oggetto, è perchè non si preoccupa di scoprire una qualsivoglia verità filosofica. Quest'aspetto va forse messo in relazione con la scrittura, che è assai particolare e radicalmente diversa dai sistemi di notazione fonetica propri dei linguaggi indoeuropei. Di origine divinatoria, vi si attribuiscono poteri magici, associati, più in generale, ad ogni segno visibile. Invece di fondarsi su costruzioni concettuali, i pensatori cinesi muovono dagli stessi segni scritti. Lungi dall'essere una concatenazione di elementi fonetici in sé privi di significato, ognuno di essi costituisce un'entità latrice di senso, percepita come "cosa fra le cose". IN VIRTU' DELLA PECULIARE ESSENZA DELLA SUA SCRITTURA, IL PENSIERO CINESE SI INSCRIVE NELLA REALTA' INVECE DI SOVRAPPORVISI."




"Oltre alla scrittura, occorre inoltre sottolineare le peculiarità grammaticali del cinese antico. [...] E' ben noto che la scolastica medievale procede in larga misura da una riflessione sulle categorie della grammatica latina: distinzione del sostantivo e dell'aggettivo, del passivo e dell'attivo (soggetto/oggetto), verbo d'esistenza, ecc. Il cinese invece non è una lingua flessiva, in cui il ruolo di ogni parte del discorso sia determinato dal genere, dalla marca del singolare e del plurale, dalla coniugazione ecc.: le relazioni sono indicate solo dalla posizione delle parole nella catena della frase. [...] IN CONFRONTO ALLE LINGUE INDOEUROPEE, UNO DEGLI ASPETTI PIU' VISTOSI E' L'ASSENZA, IN CINESE ANTICO, DEL VERBO "ESSERE" COME PREDICATO, POICHE' L'IDENTITA' E' INDICATA MEDIANTE UNA SEMPLICE GIUSTAPPOSIZIONE."


"NON E' QUINDI AFFATTO SORPRENDENTE CHE IL PENSIERO CINESE NON SI SIA COSTITUITO IN AMBITI COME L'EPISTEMOLOGIA (studio critico della natura e dei limiti della conoscenza umana) O LA LOGICA, FONDATI SULLA CONVINZIONE CHE LA REALTA' POSSA RAPPRESENTARE L'OGGETTO DI UNA DESCRIZIONE TEORICA (della descrizione che diamo) NELL'ISTITUZIONE DI UN PARALLELISMO TRA LE SUE STRUTTURE E QUELLE DELLA RAGIONE UMANA (nella creazione di una corrispondenza tra "ciò che è" e come lo definiamo noi). IL PROCEDIMENTO ANALITICO INIZIA CON UN DISTANZIAMENTO CRITICO, COSTITUTIVO SIA DEL SOGGETTO CHE DELL'OGGETTO. IL PENSIERO CINESE, INVECE, APPARE TOTALMENTE IMMERSO NELLA REALTA': NON VI E' RAGIONE AL DI FUORI DEL MONDO."


"In tale pensiero che si pone allo stesso livello rispetto alle cose, prevale la riflessione in rapporto all'azione piuttosto che in rapporto alla conoscenza in sé; IN QUEST'AMBITO, PREVALGONO DUE GRANDI ORIENTAMENTI: L'UNO CONSISTE NELL'ASSEGNARE L'AZIONE COME ORIZZONTE DELLA CONOSCENZA [...], L'ALTRO NEL NEGARE OGNI VALIDITA' NEL RAPPORTO FRA CONOSCENZA ED AZIONE [...]. IL PRIMO ORIENTAMENTO, EMINENTEMENTE RAPPRESENTATO DALLA TRADIZIONE CONFUCIANA, E' INTERESSATO PRIORITARIAMENTE AL PASSAGGIO EFFETTIVO TRA CONOSCENZA ED AZIONE [...], MENTRE LA TRADIZIONE TAOIZZANTE, CHE RAPPRESENTA LA PRINCIPALE ALTERNATIVA, PRIVILEGIA E COLTIVA L'AL DI QUA, O L'A MONTE,  DEL VISIBILE. L'ASSE CONOSCENZA-AZIONE IMPLICA COSI' UN DUPLICE VERSANTE: IL VERSANTE DELL'ISTANZA POLITICA (nel senso di un ordinamento del mondo secondo la visione umana) E QUELLO DELLA VISIONE ARTISTICA (nel senso di una partecipazione dell'uomo alla gestazione del mondo)."




"Piuttosto che un "sapere cosa" [...] la conoscenza - concepita come ciò che, senza ancora esserlo, tende verso l'azione - è innanzitutto un "sapere come": come operare distinzioni al fine di dirigere la propria vita e di ordinare in modo consapevole lo spazio sociale e cosmico. NON SI TRATTA DUNQUE DI UNA CONOSCENZA CHE COMPRENDA INTELLETTUALMENTE IL SIGNIFICATO DI UNA PROPOSIZIONE, MA DI UNA CONOSCENZA CHE INTEGRA IL DATO DI UNA COSA O DI UNA SITUAZIONE. [...] L'AZIONE NON SI LIMITA AD ESSERE UN'APPLICAZIONE DEL DISCORSO, MA NE E' LA MISURA IN QUANTO IL DISCORSO HA SIGNIFICATO UNICAMENTE SE HA PRESA DIRETTA SULL'AZIONE. E' TALE CONCEZIONE DEL RAPPORTO TRA CONOSCENZA E AZIONE E, PIU' IN GENERALE, UN DUBBIO PERSISTENTE SULLA VALIDITA' DEL DISCORSO IN SE' E PER SE' A SPIEGARE COME IL PENSIERO CINESE ANTICO NON SI SIA INTERROGATO MOLTO SUL FENOMENO DELLA CONOSCENZA [...] MA SI SIA PIUTTOSTO IMPEGNATO SULLA QUESTIONE DEL RAPPORTO TRA DISCORSO ED EFFETTIVITA' (IN TERMINI CINESI, TRA "NOMI" E "REALTA'"). DI QUI L'IDEA CHE IL MODO STESSO DI DENOMINARE UNA COSA ABBIA INCIDENZA SULLA SUA REALTA' EFFETTIVA." 


"Una corrente di pensiero della Cina antica non cerca di proporre un sistema chiuso, che rischierebbe di soffocare le potenzialità vitali, ma un DAO (TAO). Questo termine, di cui sovente si attribuisce il monopolio ai taoisti, è di fatto un vocabolo corrente nella letteratura antica, e significa "strada", "cammino", e per estensione "metodo", "modo di procedere". [...] Nel Tao, l'importante non è attingere il fine, quanto piuttosto saper procedere."


"Il pensiero cinese si radica in un rapporto di fondamentale fiducia dell'uomo rispetto al mondo in cui vive, e nella convinzione che egli possiede la capacità di abbracciare la totalità del reale mediante la sua conoscenza e la sua azione - totalità che è una ed a cui si rapporta l'infinita molteplicità delle sue parti. [...] L'unità ricercata dal pensiero cinese in tutto il corso della sua evoluzione è quella stessa del soffio (Qi), flusso o energia vitale che anima l'universo intero. Né al di sopra né al di fuori della vita, ma dentro la vita, il pensiero ne è la stessa corrente. [...] Spirito e materia insieme, il soffio assicura la coerenza organica dell'ordine dei viventi a tutti i livelli.".



"In un pensiero che privilegia il modello generativo [...] rispetto al modello causale, la linea di pertinenza, invece di separare il trascendente dall'immanente, passa tra virtuale e manifesto. PERCEPITI COME DUE ASPETTI DI UNA SOLA E MEDESIMA REALTA' IN PERMANENTE ANDIRIVIENI, ESSI NON SONO GENERATIVI DI "CONCETTI DISGIUNTIVI" [...]. SENSIBILI AL RISCHIO IMPLICITO NEL DUALISMO DI IRRIGIDIRE LA CIRCOLAZIONE DEL SOFFIO VITALE IN UNA CONTRAPPOSIZIONE SENZA USCITA, I CINESI HANNO PREFERITO ANTEPORRE LA POLARITA' DELLO YIN E DELLO YANG, CHE PRESERVA LA CORRENTE ALTERNATA DELLA VITA E IL CARATTERE CORRELATIVO DI OGNI REALTA' ORGANICA: COESISTENZA, COERENZA, CORRELAZIONE, COMPLEMENTARITA'...NE RISULTA UNA VISIONE DEL MONDO NON COME UN INSIEME DI ENTITA' DISCRETE E INDIPENDENTI, DI CUI CIASCUNA COSTITUISCE IN SE' UN'ESSENZA, MA COME UNA RETE CONTINUA DI RELAZIONI FRA IL TUTTO E LE PARTI, SENZA CHE L'UNO TRASCENDA LE ALTRE.[...] SE I TESTI CINESI FANNO OCCASIONALMENTE RIFERIMENTO A RAPPRESENTAZIONI RELATIVE ALL'ORIGINE DELL'UNIVERSO, E' COMUNQUE PREVALENTEMENTE RAPPRESENTATO SEGUENDO UN PROCESSO DI TRASFORMAZIONE. LA RIFLESSIONE SUI FONDAMENTI NON SI PONE IL PROBLEMA DEGLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL'UNIVERSO, E MENO CHE MAI QUELLA DELL'ESISTENZA DI UN DIO CREATORE: CIO' CHE ESSA PERCEPISCE COME PRIMARIO E' IL MUTAMENTO, LA MOLLA DEL DINAMISMO UNIVERSALE CHE E' IL SOFFIO VITALE. [...] ESSENDO VITALE, E' IN CIRCOLAZIONE PERMANENTE, E' PER ESSENZA MUTAMENTO. SI HA QUI UN'INTUIZIONE ORIGINARIA E ORIGINALE DEL PENSIERO CINESE. SE FIN DALL'INIZIO CONFUCIO DICHIARA LA LEGGE DEL TEMPO DISTINGUENDO LE DIVERSE ETA' DELLA VITA, NON SI TRATTA DI UNA TEMPORALITA' SUBITA; ESSA E' INVECE PIENAMENTE VISSUTA ED ASSUNTA IN TUTTE LE TAPPE DEL SUO MUTAMENTO, CHE SBOCCA IN UNA FORMA DI "LIBERTA'"[...] COME ACCORDO PERFETTO CON L'ORDINE DELLE COSE. UNA DELLE INTUIZIONI CENTRALI DEL LAOZI (TAO TE CHING) E' CHE OGNI COSA SI COMPIE NEL  RITORNO, CHE E' IL "MOVIMENTO STESSO DEL DAO", VALE A DIRE DELLA VITA. RITORNO AL VUOTO ORIGINARIO, DA INTENDERE NON COME PUNTO DI ANNIENTAMENTO, MA COME SINONIMO DI VIVENTE E COSTANTE. VIVENTE, POICHE' IL VUOTO, PIUTTOSTO CHE UN LUOGO IN CUI SI RIASSORBONO GLI ESSERI, E' CIO' PER IL CUI TRAMITE IL SOFFIO PUO' SGORGARE E RISGORGARE. COSTANTE, POICHE' IL VUOTO E' CIO' CHE CONSENTE IL MUTAMENTO, PUR ESSENDO CIO' CHE NON MUTA (e' quindi visto come foriero di ogni possibilità, ndr)."


“Nella tradizione interpretativa del Classico dei Mutamenti, I Ching, le elaborazioni dei confuciani e dei taoisti convergono in una medesima intuizione del soffio vitale come mutamento; i primi lo intendono in termini di “vita che genera incessantemente la vita”, e i secondi in termini di Vuoto che, essendo per eccellenza virtualità, è paradossalmente la radice della vita, mentre ogni cosa che sia giunta al “pieno” si irrigidisce e deperisce.”


“La continuità fra parti e tutto viene a configurarsi anche nella riflessione cinese sulla relazione. Questa non è intesa come mero legame che venga a stabilirsi fra entità in precedenza distinte, ma come costitutiva degli esseri nella loro esistenza e nel loro divenire. […] Le coppie di opposti complementari che strutturano la visione cinese del mondo e della società (Yin/Yang, Cielo/Terra, Vuoto/Pieno, padre/figlio, etc.) determinano una forma di pensiero non dualistica, nel senso disgiuntivo dianzi evocato, ma ternaria, in quanto vi si integra la circolazione del soffio che lega i due termini. […] La coppia Cielo-Terra, evocando l’interazione e il divenire reciproco implicati dal loro rapporto, non si limita alla mera addizione di due termini, ma genera il terzo termine implicito che è la relazione organica, vivente e creatrice, che li costituisce. QUESTO TERZO TERMINE […] ALTRI NON E’ CHE L’UOMO IL QUALE, MEDIANTE LA SUA PARTECIPAZIONE ATTIVA, “PORTA A COMPIMENTO” L’OPERA COSMICA. ATTRAVERSO DI LUI E ATTRAVERSO CIO’ CHE LO LEGA ALL’UNIVERSO, I PENSATORI CINESI HANNO INCENTRATO LA LORO RIFLESSIONE SULLA REALTA’ DI “CIO’ CHE NASCE FRA” E SU QUANTO ESSA IMPLICA IN TERMINI DI COMPORTAMENTO MORALE: TALE E’ IL SENSO DELLA NOZIONE DI “MEZZO”. […] Come sostantivo, configura la via giusta, che implica il luogo adeguato e il momento propizio: come verbo, è il movimento della freccia che trafigge il bersaglio. […] IL MEZZO NON E’ DUNQUE UN PUNTO EQUIDISTANTE FRA DUE TERMINI, MA PIUTTOSTO QUESTO POLO CHE CI ATTRAE VERSO L’ALTO, CREANDO E MANTENENDO IN OGNI SITUAZIONE DELLA NOSTRA VITA UNA TENSIONE DA CUI SCATURISCE UN ANELITO SEMPRE MAGGIORE ALLA PARTE MIGLIORE DI CIO’ CHE NASCE IN NOI. […] IN ASSENZA DI QUESTA TENSIONE, DI QUESTA ESIGENZA, DI QUEST’ISTANZA COSTANTE MANTENUTA NEL CORSO DEI MUTAMENTI, L’ORDINE DELLA VITA CHE E’ IL DAO NON SI POTREBBE CREARE, NE’ POTREBBE PERDURARE. IN EFFETTI, IL MEZZO NON E’ ALTRO CHE LA LEGGE DEL DAO.”





“L’epoca usualmente designata con la denominazione di “antichità cinese” include, secondo la tradizione testuale, tre grandi dinastie: Xia, Shang e Zhou, che regnarono principalmente nelle aree settentrionali e centrali della Cina. […] Intorno all’XI secolo a.C. […] i Zhou, sottomessi gli Shang, accrescono la loro potenza in breve tempo sotto l’egida del re Wen.[…] La dinastia Zhou è destinata a durare per ben otto secoli, fino alla fondazione dell’impero centralizzato da parte di Qin nel III secolo a.C. e ad esercitare un ruolo fondamentale nella storia cinese. L’instaurazione del nuovo ordine Zhou inizia con un di relativa pace dall’XI all’VIII secolo, periodo detto dei Zhou occidentali (in contrapposizione al periodo seguente, dei Zhou orientali, che segna il declino della dinastia); questo periodo conserverà nella tradizione cinese un’aura di prestigio come modello politico, in particolare per la corrente confuciana che vi si riferisce costantemente come a un’età dell’oro. […] L’ordinamento Zhou appare fondato su tre pilastri rappresentati DAL POTERE REGALE, DAL PRINCIPIO DELLA TRASMISSIONE EREDITARIA DELLE CARICHE E DEI TITOLI, E DALLA POTENZA UNIFICANTE DI UN SISTEMA RELIGIOSO INCENTRATO SUL RE E SULLA DIVINITA’ A CUI EGLI FA RIFERIMENTO, IL CIELO (TIAN). […] I Zhou, per garantirsi la stabilità, sembra che abbiano posto a capo dei vari feudi da loro istituiti dei membri del loro lignaggio o dei clan alleati. Ciascuno di questi signori deteneva, in particolare, il diritto di rendere un culto al fondatore della propria casata analogo a quello che si rendeva al primo antenato della casa reale. Di conseguenza, l’organizzazione e la struttura politica venivano a dipendere strettamente dal sistema dei culti ancestrali e familiari. In ciò sarebbe da ravvisare l’origine della concezione cinese dello stato come famiglia – in cinese moderno, lo stato è detto guojia “paese-casa””.


“Il sistema “feudale” Zhou si può rappresentare secondo uno schema piramidale. Al vertice v’è il re o “Figlio del Cielo” (tianzi). Egli non ha che il Cielo al di sopra di lui, ed è il solo a detenere il diritto di sacrificare agli antenati della dinastia e alla divinità suprema. […] Il passaggio dagli Shang ai Zhou, nonostante molti elementi di continuità, si caratterizzano peculiarmente per una tendenza alla cosmologizzazione nella concezione del mondo: dalla nozione personale di una divinità suprema o di un Primo Antenato, si passa con i Zhou alla nozione più impersonale di Cielo, istanza normativa dei processi cosmici e, parallelamente, dei comportamenti umani”.

“Le più antiche testimonianze scritte in onstro possesso degli Shang e dei Zhou risalgono all’inizio del II millennio prima dell’era cristiana, e consistono in iscrizioni a carattere divinatorio, ritrovate su ossa scapolari di ovini e di bovini e su gusci di tartaruga. […] Il RAZIONALISMO DIVINATORIO […] si fonda su una logica delle forme. IL RAPPORTO CHE LEGA UN EVENTO A UN ALTRO CONSTATATO DALLA SCIENZA DIVINTAORIA NON SI PRESENTA COME UNA CATENA DI CAUSE ED EFFETTI INTERMEDI, MA COME UN MUTAMENTO DI CONFIGURAZIONE DIAGRAMMATICA. […] IL RAZIONALISMO DIVINATORIO SI OPPONE DUNQUE AL RAZIONALISMO TEOLOGICO, CHE INTERPRETA OGNI EVENTO COME PRODOTTO DALLA VOLONTA’ DIVINA, E QUINDI COLLOCATO IN UN DIVINO ORDINAMENTO NEL QUALE ESSO SI CONFIGURA COME STRUMENTO IN VISTA DI UNA FINALITA’ TRASCENDENTE […] LA DIVINAZIONE […] SI INSERISCE INVECE COERENTEMENTE NELL’INSIEME DEL PENSIERO SOCIALE E OBBEDISCE NEI SUOI PROCEDIMENTI INTELLETTUALI A NORME ANALOGHE, COSI’ COME LO STATUS DELL’INDOVINO APPARE ASSAI RIGOROSAMENTE ARTICOLATO, NELLA GERARCHIA DELLE FUNZIONI, SU QUELLI DEGLI ALTRI AGENTI SOCIALI RESPONSABILI DELLA VITA DEL GRUPPO.[…] QUESTO RUOLO CENTRALE DELLA PRATICA DIVINATORIA NELLA CIVILTA’ DELLA CINA VA MESSO IN RAPPORTO ALL’IMPORTANZA DEL CULTO DEGLI ANTENATI, A CUI ERA RIVOLTA IN GRAN PARTE LA RELIGIONE DEGLI SHANG. […] GLI ANTENATI SONO PERCEPITI COME SPIRITI CHE DIMORANO NEL MONDO DEI MORTI, E DUNQUE SONO IN GRADO DI ASSICURARE UNA MEDIAZIONE CON LE POTENZE SOPRANNATURALI, MA AL TEMPO STESSO ESSI MANTENGONO UN LEGAME ORGANICO CON LA LORO DISCENDENZA VIVENTE. […] CONTINUANO QUINDI A ESERCITARE UN RUOLO IN SENO ALLA COMUNITA’ FAMILIARE AL DI LA’ DELLA FRONTIERA FRA LA VITA E LA MORTE, E IL LORO RANGO NELLA PARENTELA MANTIENE INTERAMENTE LA SUA IMPORTANZA. […] SI HA DUNQUE UNA CONTINUITA’ FRA I SACRIFICI PROPRIAMENTE RELIGIOSI DOVUTI AGLI ANTENTATI E I CODICI RITUALI DA RISPETTARE NEI CONFRONTI DEI VIVI. NEL CULTO DEGLI ANTENATI IL GRUPPO DI PARENTELA SI MANIFESTA COME PARADIGMA DELL’ORGANIZZAZIONE SOCIALE, ED E’ INDUBBIAMENTE PER TALE MOTIVO CHE, AL DI LA’ DELLA SUA FUNZIONE PROPRIAMENTE RELIGIOSA, ESSO HA CONTRIBUITO ALL’ELABORAZIONE DI UNA DETERMINATA CONCEZIONE DELL’ORDINE SOCIOPOLITICO IN CINA. […] LA RELATIVA POVERTA’ DI MITI NELLA CULTURA RELIGIOSA CINESE, AL DI LA’ DEL DELIBERATO OCCULTAMENTO OPERATO NEI LORO CONFRONTI DALLA TRADIZIONE CONFUCIANA, POTREBBE BEN SPIEGARSI CON LA NATURA STESSA DEL CULTO ANCESTRALE E DELLA CONCEZIONE DELL’ANTENATO, CHE RENDONO PERMEABILE LA FRONTIERA FRA LA VITA E LA MORTE, MA ANCHE IL CONFINE TRA L’AMBITO UMANO E DIVINO. […] SI TRATTEREBBE DELLA “TRASFORMAZIONE DI QUELLI CHE FURONO MITI E DEI IN UNA STORIA APPARENTEMENTE AUTENTICA E IN ESSERI UMANI”. […] QUESTO PROCESSO, PER QUANTO PARADOSSALE POSSA SEMBRARE, HA ALLONTANATO LA MENTALITA’ CINESE DALLA TENDENZA GRECA ALL’ANTROPOMORFISMO, CHE PRESTA ALLE DIVINITA’ I COMPORTAMENTI UMANI NELLA LORO INDIVIDUALITA’ E CREATIVITA’, INSOMMA NELLA LORO LIBERTA’.”



“LA DIVINAZIONE E’ VOLTA AD ASSICURARSI CHE IL VOTO SARA’ CERTAMENTE ESAUDITO. […] LA SUA ARTE CONSISTE NELL’OTTENERE NON TANTO UNA RISPOSTA A UNA DATA DOMANDA, QUANTO PIUTTOSTO UN SEGNO RIVELATORE DELLE MISTERIOSE INCIDENZE DI UN ATTO IPOTIZZATO. […] PER QUANTO CI POSSA APPARIRE SORPRENDENTE, LA DIVINAZIONE NELL’ULTIMO PERIODO SHANG NON SI CONFIGURA COME UN’INTERROGAZIONE SULL’IGNOTO, MA E’ INVECE FATTA DI DOMANDE CHE SI POTREBBERO DEFINIRE RETORICHE, IN RIFERIMENTO A UN AMBITO PRECOSITUITO, E CIO’ CONFERISCE AGLI ORACOLI UN CARATTERE NON GIA’ PROFETICO MA RITUALE. IN TAL SENSO, LA DIVINAZIONE IN CINA APPARE ESSER FIGLIA DELLA RELIGIONE E NON DELLA MAGIA, ED E’ QUESTO INDUBBIAMENTE A SPIEGARE COME ESSA ABBIA IMPREGNATO COSI’ PROFONDAMENTE DI SE’ LA MENTALITA’ RELIGIOSA. POICHE’ IL CULRO DEGLI ANTENATI E’ PRATICATO DAL RE-PADRE O DAL CAPO DELLA FAMIGLIA, SENZA IL RICORSO A UNA CASTA SACERDOTALE SPECIALIZZATA […] SI ASSISTE A UN CRESCENTE DISTACCO FRA IL SACRIFICIO, CHE E’ L’ATTO DI PORTATA STRETTAMENTE RELIGIOSA, E LA DIVINAZIONE, INVESTITA DI UNA FUNZIONE E DI FORME RITUALI. LO STUDIO DELLE TESTIMONIANZE RITUALI CI INDUCE A RITENERE CHE SI TENDESSERO A INTERPRETARE GLI EVENTI NEFASTI NON PIU’ COME PRODOTTI DELLA VOLONTA’ CAPRICCIOSA E MALIGNA DEGLI ANTENATI DEFUNTI, MA COME IL RISULTATO DELLE AZIONI DEI LORO DISCENDENTI VIVENTI. […] QUESTA COMUNICAZIONE, DIRETTA E SEMPRE POSSIBILE, FRA IL MONDO DELLE POTENZE SOPRANNATURALI RAPPRESENTATO DAGLI ANTENATI E IL MONDO DEI VIVI E’ PRESUMIBILMENTE ALL’ORIGINE DELLA CONTINUITA’ FRA L’AMBITO CELESTE E L’AMBITO UMANO ISTITUITA DAL PENSIERO CINESE ANTICO.”


“LE ISCRIZIONI ORACOLARI RIVELANO LA FEDE NELL’ESISTENZA DI UNA DIVINITA’ SUPREMA, AL DI SOPRA DEGLI SPIRITI DELLA NATURA E DEI MANI DEGLI ANTENATI CHE RICOPRIVANO, A QUANTO PARE, UNA FUNZIONE MEDIATRICE. […] TALE DIVINITA’ […] E’ CHIAMATA “DI” (“SOVRANO DALL’ALTO”), DENOMINAZIONE CHE SAREBBE STATA RIPRESA DAI MISSIONARI CRISTIANI PER TRADURRE LA NOZIONE DI DIO. Gli studi recenti sono concordi nel rilevare che l’emergere di questa divinitaà coincide con la supremazia degli Shang, i cui ultimi sovrani, con evidenti pretese all’apoteosi, si attribuivano l’appellativo di “di”. Questo venne a designare una forma di sovranità superiore alla regalità ordinaria, che usualmente è resa nella nostra lingua con il titolo di Imperatore. […] Sotto gli Shang […] il re è l’unico ad avere il privilegio di rendere un culto ai propri antenati, ma anche, fungendo da sacerdote per tutti, presiede al culto reso ad antenati che sono tanto i suoi che quelli di tutta la comunità. NE CONSEGUE L’INESISTENZA DI UNA CLASSE DI SACERDOTI INDIPENDENTI, CHE E’ FENOMENO SINTOMATICO DELL’ASSORBIMENTO, A FAR TEMPO DALLA DINASTIA SHANG, DELLA RELIGIONE DA PARTE DELLA POLITICA. QUESTO POTERE DEL RE […] LEGITTIMA LA TOTALE CONCENTRAZIONE DEL POTERE POLITICO NELLA SUA PERSONA. L’IDEA CHE IL DIO UNICO ABBIA LA SUA CONTROPARTE NEL SOVRANO UNIVERSALE IN SENO ALL’ORDINE UMANO [...]SAREBBE RIMASTA ALLA BASE DELLA PRASSI COME DEL PENSIERO POLITICO IN CINA FINO ALL’ALBA DEL XX SECOLO.”


“LA DIVINITA’ SUPREMA, IN QUANTO ANTENATO PER ECCELLENZA, NON APPARE COME UN ONNIPOTENTE CREATORE O UN PRIMO MOTORE, MA COME UN’ISTANZA ORDINATRICE, CHE SVOLGE UN RUOLO ASSIALE FRA IL MONDO COSMICO, COSTITUITO DI ENTITA’ E DI ENERGIE IN ARMONIOSA INTERAZIONE, E IL MONDO SOCIOPOLITICO UMANO. […] L’ORDINE DI CUI SI TRATTA QUI […] COSTITUISCE UNA NOZIONE GLOBALIZZANTE CHE INCLUDE TUTTI GLI ASPETTI DELL’ESPERIENZA UMANA, IVI COMPRESO IL SOVRUMANO, MA CHE PERCIO’ STESSO NE RIDUCE IL POTENZIALE MITICO E PROPRIAMENTE RELIGIOSO. IL PASSAGGIO TRA GLI SHANG E I ZHOU HA SEGNATO, IN QUESTO SENSO, UNA TRASFORMAZIONE DELLA COSCIENZA RELIGIOSA DI CARATTERE ESSENZIALMENTE COSMOLOGICO. SI PUO’ RICONOSCERE TALE MUTAMENTO DA VARI INDIZI, COME L’ASSENZA DELL’ATTEGGIAMENTO DI PREGHIERA E DELLA SISTEMATIZZAZIONE TEOLOGICA DEI MITI. […] SE IL DISCORSO MITICO SI ACCOMPAGNA A UNA DATA FORMA DI PENSIERO RELIGIOSO, L’OCCULTAMENTO DEI MITI NELLA CULTURA CINESE ANDREBBE MESSO IN RAPPORTO CON LO SCONVOLGIMENTO INTELLETTUALE DETERMINATOSI NEL PASSAGGIO DA UN PENSIERO RELIGIOSO A UN PENSIERO COSMOLOGICO, AL TEMPO DELLA TRANSIZIONE DINASTICA DAGLI SHANG AI ZHOU. LA DOCUMENTAZIONE EPIGRAFICA RIVELA IL CARATTERE PRESSOCHE’ SISTEMATICO DELLO SLITTAMENTO LESSICALE DA “DI” (DIVINITA’ SUPREMA) A “TIAN” (CIELO). […] PUR CONTINUANDO AMNIFESTARSI COME VOLONTA’ ATTIVA, IL CIELO VIENE A ESSER PERCEPITOSEMPRE PIU’ COME FONTE E GARANTE DI UN ORDINE RITUALE E DI UN’ARMONIA PRESTABILITA. IL NUOVO ORDINE INSTAURATO DAI ZHOU POGGIA DUNQUE SU DI UN MESSAGGIO POLITICO-RELIGIOSO PIUTTOSTO CHIARO: ASSIMILANDO AL “SOVRANO DALL’ALTO” DEI LORO PREDECESSORI LA LORO PROPRIA DIVINITA’ SUPREMA, IL CIELO, ESSI CONSEGUENTEMENTE RICUSANO QUALSIASI LEGAME DI PARENTELA FRA LA DIVINITA’ E UNO SPECIFICO LIGNAGGIO REALE. ANCHE A TALE PROPOSITO, IL MUTAMENTO DI VOCABOLARIO RISULTA DELIBERATO: DAGLI “ORDINI DEL SOVRANO DALL’ALTO” SI PASSA AL “MANDATO DEL CIELO” (TIANMING). A QUESTA CELEBRE IDEA DEL MANDATO CELESTE, CHE SAREBBE RIMASTA ALLA BASE DI OGNI TEORIA POLITICA CINESE, SI APPELLARONO PER PRIMI I ZHOU PER GIUSTIFICARE IL LORO ROVESCIAMENTO DELLA DINASTIA PRECEDENTE: POICHE’ GLI ULTIMI SOVRANI SHANG NON ERANO PIU’ DEGNI DI GOVERNARE, IL CIELO AVREBBE INVIATO I ZHOU PER POUNIRLI E SOSTITUIRLI. […] IN TAL MODO L’ESERCIZIO DEL POTERE NON COSTITUIVA PIU’ L’APPANNAGGIO DI UN’UNICA STIRPE PER SEMPLICE TRASMISSIONE EREDITARIA. […] IL MANDATO DEL CIELO ERA SUSCETTIBILE DI UN MODIFICARSI E DI PASSARE DA UN LIGNAGGIO A UN ALTRO RITENUTO PIU’ DEGNO DI GOVERNARE. […] E’ ASSAI SIGNIFICATIVO CHE UNA DELLE PRIME FORMULAZIONI DEL PENSIERO SUL CIELO ABBIA AVUTO UNA POSTA POLITICA; IN CINA, L’ORDINAMENTO DELL’UNIVERSO E’ INNANZITUTTO UN ORDINAMENTO DELLO SPAZIO UMANO: ORDINE SOCIALE E ORDINE COSMICO SI CONGIUNGONO E SI FONDONO.”




“Da qualsiasi angolatura lo si esamini – sistema di parentela, pratica religiosa, organizzazione politica – il pensiero della Cina antica è caratterizzato da un gusto pronunciato per l’ordine, o più esattamente per l’ordinamento, eretto al rango di bene supremo. QUESTA PROPENSIONE PER L’ORDINE SI TRADUCE NELLA NOZIONE DI “LI”, CHE AVREBBE DESIGNATO IN ORIGINE LE VENATURE NATURALI DELLA GIADA. […] Se lo spirito greco è intriso dello spirito del vasaio, che lavora la massa amorfa dell’argilla rendendola perfettamente malleabile e quindi piegandola interamente all’idea dell’artigiano, constatiamo che IL PENSIERO CINESE E’ INVECE IMPREGNATO DELLO SPIRITO DEL LAPIDARIO: QUESTI SPERIMENTA LA RESISTENZA DELLA GIADA, E IMPIEGA TUTTA LA SUA ARTE UNICAMENTE PER TRAR PARTITO DAL VERSO DEGLI STRATI DELLA MATERIA GREZZA, RICAVANDONE LA FORMA CHE VI PREESISTEVA E DI CUI NESSUNO POTEVA AVERE L’IDEA PRIMA DI SCOPRIRLA.”

“[…] A differenza di quanto avviene nel nostro mondo moderno, in cui le cognizioni scientifiche ci consentono di conoscere l’universo, ma sono incapaci di parlarci perché non rivestono un significato personale o sociale, il mondo cinese antico è portatore di senso. Ma tale senso, che l’uomo ha la possibilità di decifrare nelle linee naturali dell’universo stesso, non è conferito da un’istanza radicalmente altra, o rivelato da una parola divina. NON V’E’ DUNQUE SOLUZIONE DI CONTINUITA’ FRA IL SENSO RELIGIOSO E IL SENSO ETICO, A DIFFERENZA DI QUANTO AVVIENE PER L’UMANESIMO OCCIDENTALE, CHE SI E’ AFFERMATO CONTRO IL DOGMATISMO RELIGIOSO.”

“L’EPOCA DELLE “PRIMAVERE E AUTUNNI”, CHE CORRISPONDE AGLI ANNI 722-481 DI CUI TRATTANO GLI ANNALI OMONIMI, E’ SEGUITA DA QUELLA DEGLI “STATI COMBATTENTI”, DELLA QUALE GLI STORICI ATTUALI FISSANO GENERALMENTE L’INIZIO NEL 403 E LA FINE NEL 256, POCO PRIMA DELL’INSTAURAZIONE DELL’IMPERO, AVVENUTA NEL 221 A.C. LA VISIONE DELLA CINA ANTICA RESTERA’ CARATTERIZZATA DALL’IDEA DELLA CONTINUITA’ FRA IL CIELO (CHE FINIRA’ PER IDENTIFICARSI CON L’AMBITO DELLA NATURA) E L’UOMO, CHE SI RITROVERA’ TANTO NEL RITUALISMO CONFUCIANO QUANTO NEL DAO TAOISTA; E TUTTAVIA TALE CONVINZIONE APPARIRA’ SEMPRE PIU’ MINACCIATA ALLA VIGILIA DELL’ETA’ IMPERIALE.”



Si conclude qui la prima parte del nostro viaggio nei fondamenti del pensiero cinese, grazie alla preziosa opera di Anne Cheng; il prossimo appuntamento sarà dedicato a un ospite d'eccezione, sempre nelle parole della studiosa sinologa: Confucio!!! 

Vi ringrazio come sempre per essere arrivati fin qui nella lettura, e vi do se lo vorrete appuntamento al prossimo post augurandovi una piacevole giornata.



Simone



"L'UTILITA' DI UNA STAZZA STA NEL SUO ESSERE VUOTA"









 

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