I CHING, il Classico dei Mutamenti - "STORIA DEL PENSIERO CINESE" DI ANNE CHENG

Buongiorno e bentrovati a tutti!!!
Quest'oggi affronteremo l'ultimo post relativo al bellissimo "Storia del pensiero cinese" di Anne Cheng.
Sono stato indeciso se pubblicarlo o meno, in quanto tratta di un'opera sulla quale mi ero già soffermato: il meraviglioso I Ching, o Classico dei Mutamenti.
Poi però, ragionandoci, ho capito che il punto di vista col quale la Professoressa Cheng affronta il libro (nonostante mi renda conto di quanto possa sembrare limitante questo sostantivo, riferito a un'opera che ha circa 3.000 anni di storia), oltre ad essere ovviamente più preparato e completo rispetto al mio, è differente: nel senso che lei ne parla principalmente in termini filologici e storiografici, mentre io nel post che scrissi ne parlavo più in termini "pratici", una sorta di piccolo vademecum al suo utilizzo.
Pertanto, eccoci con quanto espresso dall'illustre Professoressa Cheng a proposito dell'I Ching, all'interno del suo bellissimo "Storia del pensiero cinese", edizioni Einaudi.

Buona lettura!!!!




Una delle fonti essenziali del pensiero cosmologico, e della filosofia cinese in generale, è senza alcun dubbio il classico dei mutamenti [...]. Per questa ragione vi si dedica un capitolo intero, a chiudere il ciclo del pensiero pre- Imperiale. Pur se attinge da un fondo antichissimo che ha informato tutto il pensiero cinese, sembra che l' I-Ching, in quanto Fonte testuale, si sia costituito soltanto tardivamente, nell'ultima fase degli Stati combattenti. [...]

In effetti, in qualsivoglia epoca e corrente filosofica, non si trova un solo pensatore cinese rilevante che non sia stato ispirato dai Mutamenti tanto da proiettarvi la propria visione delle cose. Unico nel suo genere, senza equivalenti in altre culture, è un libro di vita quanto di conoscenza, che contiene tutta la visione specificamente cinese dei moti dell'universo e del loro rapporto con l'esistenza umana.

Si può comunque osservare che si tratta, in primo luogo, di un sistema di notazione di atti divinatori. Le pratiche divinatorie conosciute della Cina arcaica risalgono all'epoca degli Shang, in cui la divinazione si compiva interpretando le screpolature ottenute bruciando ossa scapolari di bovini e ovini o gusti di tartaruga. Se il Classico dei Mutamenti si è inizialmente chiamato Mutamenti dei Zhou, ne è probabile ragione il fatto che all'inizio dell'epoca Zhou, verso l'XI sec. precedente la nostra era, la manipolazione di osso dei gusci di tartaruga sembra lasciar posto a una nuova modalità di divinazione, fondata sul computo degli steli d'achillea. Dalla lettura di un disegno risultante dalla fessurazione dei supporti materiali, che si ritiene riproducono una determinata configurazione della realtà, si passa a un livello di interpretazione meno immediato, più astratto, fondato sul calcolo e sui numeri.[...]

Con la manipolazione e il conteggio degli steli d'achillea si ottenevano 64 esagrammi, che rappresentavano tutte le sovrapposizioni possibili di 6 monogrammi pieni e spezzati e che era possibile scomporre in 8 trigrammi di base.



Nel commentario di Zuo, generalmente datato alla metà del IV secolo avanti Cristo, si trovano le prime citazioni a noi note dell' I-Ching, che si presenta tuttora a questo stadio, come un manuale di divinazione consultato da uomini di Stato su questioni di ordine personale o, più spesso, politico. Non è menzionato come testo dal Xunzi, che peraltro attribuisce già la qualifica di classici agli altri quattro libri e, diversamente da questi ultimi, sfugge all'autodafè ordinato dal Primo Imperatore nel 213 avanti Cristo poiché indubbiamente non fa ancora parte, alla vigilia dell'impero, del Canone Confuciano.

È soltanto all'inizio dell'epoca Han (II sec. a.C.) che la sua integrazione nel corpus dei cinque classici vi conferisce uno statuto di canonicità, fino a quel momento rimasto problematico.[...] È nel momento in cui il libro accede allo statuto canonico che il suo legame con Confucio viene ad essere marcatamente sottolineato:


Nella sua vecchiaia, Confucio trasse gran gioia dai Mutamenti, mettendo in ordine i commentari Tuan, Xici, Xiang, Shogua e Wenyan. Leggeva I Mutamenti con tanto fervore, che i cordoni che legavano le strisce di bambù si spezzarono per ben tre volte.


I commentari numerati qui fanno parte delle "10 ali" che sono venuti ad aggiungersi al nucleo originario dei mutamenti, attribuito, per un intento di canonizzazione, a mitici saggi dell'antichità. Secondo la tradizione più comunemente accettata dagli Han in poi, l'invenzione degli otto trigrammi si dovrebbe a leggendario Fuxi; il loro raddoppiamento in 64 esagrammi, accompagnati dalle relative sentenze divinatorie e assai spesso attribuito a Re Wen; quanto alle sentenze riferite a ciascuno dei tratti, sarebbero opera del duca di Zou.[...]

Le dieci ali tradizionalmente attribuite a Confucio, sono più verosimilmente il risultato di una sedimentazione di testi che comincia sotto gli stati Combattenti per stabilizzarsi soltanto all'inizio degli anni, attorno al 200 a.C. Esse rappresentano il recupero di un'opera d'origine divinatoria attuato dalla corrente confuciana nel momento in cui essa è alla ricerca come molte altre, di un fondamento cosmologico. Con la fioritura del pensiero naturalistico descritta nel capitolo precedente, si rendeva necessario per la scuola confuciana, fino ad allora interessata principalmente al dao dell’uomo, risolversi ad integrarvi il dao del Cielo. I commentari che formano le dieci ali si articolano nel modo seguente:


- 1 e 2: Il commentario tuan, composto di due parti, che reca un "giudizio" su un esagramma nel suo insieme e sulla sentenza divinatoria che l'accompagna.


- 3 e 4: il commentario xiang, la "figura", anch'esso in due parti. Come indica il suo nome, esso verte sull'esagramma assunto come figurazione di una situazione divinatoria. La "grande figura" viene a duplicare il commentario tuan, interpretando sul piano figurativo la sentenza concernente l'insieme, mentre le "piccole figure" interpretano le sentenze riferite a ciascuno dei tratti. Si può ricapitolare così l'insieme dei testi dei commenti riferiti a un esagramma: in primo luogo v'è la sentenza divinatoria concernente l'insieme della figura; questa sentenza, a sua volta, è oggetto di un "giudizio" chiamato tuan e di un commento figurativo (xiang). All'interno di un dato esagramma, ogni monogramma è accompagnato da una sentenza divinatoria sulla quale verte anche un commento figurativo.


- 5 e 6: il grande commentario, o "sentenze connesse", che costituisce, non un commento su ogni esagramma e su ogni sentenza, ma un vero e proprio trattato in due parti sullo I-Ching inteso come un tutto coerente. Il grande commentario, generalmente datato all'inizio dell'epoca Han, elevando le cinghie dal rango di semplice manuale di divinazione a quello di trattato cosmologico, rappresenta indubbiamente la formulazione più bella dell'integrazione confuciana del sede dell'uomo.


- 7: il Wenyan (commentario sulle parole del testo), molto sviluppato, Verte per altro soltanto sui primi due esagrammi, qian e kun.


- 8, 9 e 10: rispettivamente, lo Shogua (spiegazione delle figure), Xugua (sequenza delle figure) e Zagua (mescolanza di figure) contengono varie considerazioni sui nomi delle figure come come sul loro ordine di successione o sulla loro disposizione. Per quanto concerne la disposizione degli 8 trigrammi di base, due modelli principali emergono a partire dal II sec. a.C. sotto gli Han: il diagramma anteriore al cielo e diagramma posteriore al cielo.




Si è dunque in presenza di un'opera complessa, dai molteplici strati, il cui stesso titolo implica una pluralità di significati possibili: come aggettivo, I significa facile, agevole, in una accezione verbale esso designa il processo di mutamento.[...] Nel grande commentario, la parola bian designa il principio di alternanza dello Yin e dello Yang o di conversione dell'uno nell'altro, raffigurato dalla sovrapposizione dei tratti continui e dei tratti spezzati:


Il mutamento che esaurisce il suo ciclo non può che convertirsi nella sua alternativa (bian) e in tale conversione esso non può che giungere ad avere esito ovunque (tong); e avendo esito ovunque, non può che perdurare. Dato che chiudere una porta si dice kun (yin) e aprirla si dice qian (Yang), chiudere poi aprire si dice "alternare"; alternare in un'andirivieni incessante si dice "avere esito ovunque".


Nei Mutamenti, lo Yang, rappresentato da un tratto continuo, è detto "rigido", è l'uguale a se stesso. Lo Yin, raffigurato da un tratto discontinuo, è detto "flessibile", è l'apertura alla differenza. In quanto unità, lo Yang "inizia": ogni identità, ogni individuo comincia dal 1, per mezzo di un principio di continuità, di identità a se stesso, opponendosi all’altro, al diverso, che lo delimita.  E' per questo che lo Yin "completa". È così che il primo trigramma (o esagramma), qian, l'"iniziatore ", composto unicamente di tratti continui, simboleggia il cielo, cioè l'energia Yang in espansione che incessantemente si diffonde ed anima la terra. Sul piano umano, si identifica con la virtù del saggio che esercita la sua influenza trasformatrice nel mondo:


Il corso del cielo è irresistibile nella sua potenza. Così l'uomo perbene deve fortificarsi incessantemente.


In correlazione con kun, il "ricettivo", composta esclusivamente di tratti spezzati Yin, qian raffigura la totalità della realtà, di cui tutte le figure non evocano che situazioni particolari:


uno Ying, uno Yang – così è il tao.


Combinando i primi due significati di I, si arriva all'idea che non vi è niente di più facile del mutamento, in quanto esso è inscritto nell'ordine naturale delle cose: un essere vivente non è mai definito o definitivo, ma contiene già in sé il principio della propria trasformazione:


La vita che genera la vita: questo è il mutamento.


Il mutamento va sempre collocato, nella prospettiva più ampia di una preminenza della continuità e dell'armonia, in relazione ed equivalenza con il dao. Già dal suo titolo, l'I-Ching fa del mutamento il principio strutturale del Cosmo, ricordandoci in tal modo che il ritorno è il movimento stesso del dao. Risulta chiaro, d'altronde, come dao e I siano due aspetti di una sola medesima cosa: mentre il primo designa l'unità originaria a cui ogni cosa fa ritorno, il secondo ne è l'aspetto manifesto. Nella loro dualità, evocano la diversificazione e moltiplicazione del "c'è", dalla fonte senza nome. Tale dispiegamento si attua a partire dal 1 sul ritmo binario (2, poi 4, poi 8, poi 64) descritto nel Grande Commentario. Ne risulta rilevatore l'accostamento con un testo di ispirazione cosmologica sull'origine della musica tratto dalle primavere autunno di Messer Lu, e col famoso capitolo 42 del Lao Tzu:


Così dunque, nei mutamenti, il culmine supremo genera i due modelli. I due modelli generano le quattro figure, le quali generano gli otto trigrammi. Questi determinano ciò che è fasto e il nefasto. La determinazione del fast del nefasto genera le grandi opere.


La musica ha la sua radice nel grande uno. Da grande uno sono scaturiti due modelli, dai due modelli sono scaturiti Yin e Yang. Yin e Yang si modificano e si trasformano, l'uno in alto, l'altro in basso... Le quattro stagioni si succedono... I 10.000 esseri hanno così la loro origine: prendono consistenza nel grande uno e si trasformano nello Yin/Yang.


Il dao genera l'uno
Uno genera due
Due genera tre
E tre i diecimila esseri


Questi tre testi, che datano approssimativamente alla stessa epoca, evocano, ciascuno a suo modo, un processo che si dispiega verso l'infinito della molteplicità a partire da un’origine unica, innominabile e impossibile da raffigurare se si resta all'interno del processo – formulazione perfetta di ciò che il pensiero cinese intende per dao.



[...] I commentari dei mutamenti presentano i trigrammi o esagrammi come risultanti da un'osservazione diretta della realtà, in quanto essi strutturano la punteggiatura dell'universo:


Una volta realizzate tutte le possibilità di mutamento, gli esagrammi formano i semi di Cielo/Terra. Una volta esaurito tutto il potenziale dei numeri, essi determinano le figure delle cose del mondo.


La nozione di "figura" è così spiegata nello Han Feizi:


Gli uomini hanno raramente occasione di vedere un elefante (xiang) vivo, ma quando trovano la carcassa di un elefante morto si fondano su questa visione per raffigurarselo vivo. Ecco perché tutto ciò che serve a formarsi un'idea o una figura è chiamato xiang.


Xiang è dunque la "raffigurazione" o l'immagine che ci si fa di una cosa o di un fenomeno:


Ordunque, i mutamenti sono delle figure (xiang) nel senso che essi sono a somiglianza (xiang) delle cose... I tratti degli esagrammi riproducono i moti del mondo.


Il linguaggio che costituisce la combinatoria degli esagrammi fornisce una figurazione o configurazione strutturata e strutturante di un mondo in cui tutto è segno [...] Il mondo in tutte le sue manifestazioni è una collezione di diagrammi oracolari... Costellato di simboli e indici, è un magico libro che confida i segreti del tempo a chi possiede la chiave per decifrarli.

Questo potenziale simbolico inesauribile è riflesso e correlato dalla ricchezza combinatoria di tale vasto reticolo di monogrammi, trigrammi ed esagrammi, desunto da tutti i processi e da tutte le forme dell'universo naturale come dall'infinita varietà di circostanze della vita umana.[...] È così che la serie degli otto trigrammi è stata associata agli elementi e ai fenomeni naturali, ma anche alle relazioni familiari, alle categorie sociali eccetera.[...] Gli esagrammi dei Mutamenti, attraverso la complessità della loro combinatoria, aprono la possibilità di un vero e proprio linguaggio figurativo. Ne è un esempio il modo in cui un esagramma si trasforma in un altro, implicando, per associazione di idee o di immagini, uno slittamento di senso [...].

Questo sfruttamento del potenziale figurativo dello I culmina nello "studio delle figure e dei numeri", espressione che ha forse la sua origine nel Commentario di Zuo. [...]




Le figure e i numeri [...] ricopriranno, a partire dagli Han, l'insieme delle tecniche collegate, da presso o da lungi, al Classico dei Mutamenti. Ci si metterà allora a sbizzarrirsi allegramente con tutti i rapporti possibili fra gli esagrammi: negazione (trasformazione di un esagramma nel suo negativo tratto per tratto), inversione (esagramma letto all'inverso), modificazione di tratti, "trigrammi nucleari".


ALCUNE REGOLE DI INTERPRETAZIONE DEGLI ESAGRAMMI SI PROFILANO NEL COMMENTARIO TUAN (IL "GIUDIZIO"): LA PRIMA NORMA COMBINA LA NOZIONE DI CENTRALITÀ CON LA TRADIZIONALE DIVISIONE DELL'ESAGRAMMA IN DUE TRIGRAMMI, INFERIORE E SUPERIORE (RICORDIAMO CHE LA FIGURA, A 3 O A 6 TRATTI CHE SIA, VA LETTA DAL BASSO IN ALTO). IN QUESTA PROSPETTIVA IL SECONDO E IL QUINTO TRATTO, ESSENDO SITUATI NEL MEZZO DEL RISPETTIVO TRIGRAMMA, SONO IN GRADO DI TENERE CONTO DELLA SITUAZIONE NELLA SUA EVOLUZIONE E DI DETERMINARE IL LUOGO ADATTO AL MOMENTO PROPIZIO ALL'AZIONE. UNA SECONDA REGOLA CONCERNE LA POSIZIONE "CORRETTA", SECONDO LA QUALE TRATTI DISPARI SONO IN VIA DI PRINCIPIO YANG (OSSIA PIENI), E I TRATTI PARI YIN (OSSIA SPEZZATI). NELLA FIGURA IDEALE, I TRATTI 3 E 5 DOVREBBERO DUNQUE ESSERE YANG – IN PARTICOLARE IL 5, DETTO "IL SOVRANO" - MENTRE I TRATTI 2 E 4 DOVREBBERO ESSERE YIN. DI CONSEGUENZA, SI PRODUCE UN EFFETTO DI DISLOCAZIONE IN VIA DI PRINCIPIO NEFASTO ALLORCHE' UN TRATTO YANG È IN POSIZIONE YIN O VICEVERSA. INFINE, UN FENOMENO DI "RISONANZA" PUÒ OPERARE FRA I TRATTI CORRISPONDENTI DEI DUE TRIGRAMMI (1-4, 2-5, 3-6): AD ESEMPIO, SE IL PRIMO TRATTO È YANG E IL QUARTO È YIN, ESSI SONO IN RISONANZA PROPIZIA.[...] MA NEL SIMBOLISMO CHE È PROPRIO AL CLASSICO DEI MUTAMENTI NON V'E' AFFATTO UNA FIGURA IDEALE, NON PIÙ DI QUANTO VI SIA UNO SCHEMA PRESTABILITO. LE INNUMEREVOLI ECCEZIONI AI CASI DI FIGURE STEREOTIPE NON COMPAIONO PER CONFERMARE LA REGOLA, MA FANNO SÌ, AL CONTRARIO, CHE LE REGOLE NON SIANO TALI IN UN AMBITO IN CUI SI TRATTA DI RISPONDERE A CONGIUNTURE E SITUAZIONI SEMPRE UNICHE. DOPOTUTTO, LA PAROLA CHIAVE NON È FORSE "MUTAMENTO", CHE SIGNIFICA PROPRIO CHE UNA SITUAZIONE NON È MAI STATICA, E CHE NON È DUNQUE POSSIBILE FISSARE DELLE REGOLE NEANCHE PER UN CASO DI FIGURA ADATTA? IN EFFETTI LA RISPOSTA NON CONSISTE IN UNA REAZIONE TIPO, MA IN UNA DISLOCAZIONE E IN UNA RIFORMULAZIONE DEL PROBLEMA NELLA MISURA IN CUI LA SITUAZIONE EVOLVE, COME AVVIENE NEL GIOCO DEGLI SCACCHI O NELL'ANALISI MODERNA. [...]





SI AVRÀ FORSE AVUTO MODO DI NOTARE CHE I COMMENTARI  AI MUTAMENTI SONO VOLTI A INTERPRETARE L'INSIEME DEI SESSANTAQUATTRO ESAGRAMMI SIA COME UN TUTTO ORGANIZZATO, SIA CIASCUNO DEGLI ESAGRAMMI COME UN PROCESSO DI EVOLUZIONE DETERMINATO. NEL PRIMO CASO, ESSI VERTONO SUL PASSAGGIO O SULLA TRASFORMAZIONE DA UNA FIGURA A UN'ALTRA. NEL SECONDO, OGNI ESAGRAMMA RAPPRESENTA UNA SITUAZIONE: "IL DIAGRAMMA DIVINATORIO NON È AFFATTO UN MERO INDIZIO DI CIÒ CHE AVVERRÀ, MA LA FIGURAZIONE DELLA STRUTTURA STESSA DELL'EVENTO CONSIDERATO". ORA, LA SITUAZIONE DIVINATORIA, LUNGI DALL'ESSERE RIGIDA, È COSTANTEMENTE DINAMICA ED EVOLUTIVA: SI POTREBBE DIRE, IN EFFETTI, CHE VI È SVILUPPO, DISPIEGAMENTO, CIOÈ SVELAMENTO, MAN MANO CHE ESSA EVOLVE DA UN TRATTO ALL’ALTRO. E TALE DINAMICA SOLTANTO A CONSENTIRE DI SCOPRIRE LA VERITÀ ULTIMA DELLA FIGURA, CIOÈ DELLA SITUAZIONE CHE ESSA RAPPRESENTA. DI QUI LA PORTATA UMANA E COSMICA INSIEME DEGLI ESAGRAMMI DELLO YI, CHE NEL LORO INSIEME POSSONO ESSERE CONSIDERATI COME LA VASTA EVOLUZIONE DI UNA SITUAZIONE.




Nei Mutamenti si ha la formulazione più compiuta delle estrema attenzione rivolta dal pensiero cinese a ciò che è in germe, a ciò che ancora soltanto in gestazione: " tutta la scienza divinatoria dell'I-Ching si fonda sul postulato che il futuro è già nel presente allo stato germinale... Così l'I-Ching, nella fraseologia divinatoria, designa la potenzialità, o piuttosto lo stadio in cui il non essere si cristallizza in essere ". [...]

Si tratta di ciò che mette in moto le cose, momento infimo intermedio fra quiete movimento, fra potenza virtuale ed atto reale: "tra la pura latenza e la completa attualizzazione esiste dunque questo stadio intermedio che è tanto più richiede la nostra attenzione in quanto deve permettere la previsione la rettifica insieme. Se l'evoluzione del processo non può essere codificata (secondo un modello prestabilito in anticipo), non per questo non è individuabile, analizzabile e dunque, in certa misura, anche modificabile. E da ciò deriva tutto l'interesse che portano a questa nazione di stadio iniziale i commenti del classico dei mutamenti, perché attraverso di essa che l'uomo può effettivamente comprendere il divenire in corso e dominarlo ".

L'infimo (ji), il tenue (wei), il quintessenziale (jing), il germe (duan): altrettanti termini diversi per designare una sola medesima nozione particolarmente presente nell'ambito medico. Tutta l'arte del medico, in effetti, consiste nel riconoscimento e nell'interpretazione dei segni più sottili che comprovano l'esattezza della diagnosi quando la malattia è soltanto all'inizio, ancor prima che essa si manifesti.





IN SENSO PIÙ GENERALE, UNA QUALSIVOGLIA SITUAZIONE NON È MAI UN DATO RIGIDO, MA È LA PREFIGURAZIONE (O L'IMMAGINE, XIANG) DI UN ESITO. ALLO STATO DI GERME VIAGGIA TUTTO, PUR NON ESSENDO ANCORA TUTTO INTERAMENTE. CHI L'ABBIA COMPRESO PARTE DA UNA SEMPLICE CONSTATAZIONE DI FATTO: "UNA SFASATURA DELLA DIMENSIONE DI UN CAPELLO PORTA UN ERRORE DI 10.000 LEGHE", E PERCIÒ SI DISTINGUE DAI COMUNI MORTALI: "LO STOLTO NON VEDE NEANCHE CIÒ CHE SI È COMPIUTO, IL SAGGIO VEDE CIÒ CHE NON È ANCORA IN GERME". ALLO STESSO MODO IL LAOZI SI MOSTRA ATTENTA AI FENOMENI PRIMA ANCORA CHE ABBIANO PRESO FORMA E SI SIANO REALIZZATI:


Ciò che è in quiete facilmente si tiene.
Ciò che non si è ancora dischiuso facilmente si previene.
Ciò che è ancora fragile facilmente si può spezzare.
Ciò che è ancora tenue facilmente si può disperdere.
L'agire sta in ciò che non è ancora.
L'ordine si instaura prima che scoppi il disordine.
Questo albero che ti riempie le braccia è nato da un infimo germe.
Questa torre i suoi nove piani sono nati da un mucchietto di terra.
Questo viaggio di mille leghe è iniziato sotto i tuoi piedi...
SÌ ATTENTO ALLA CONCLUSIONE COME AL GERME E MAI CONOSCERAI L'INSUCCESSO.




L'infimo inizio non indica soltanto il passaggio pressoché impercettibile dall'attenta al manifesto, ma dimostra anche la continuità fra natura etica, in quanto "ciò che dovrebbe essere" scaturisce direttamente da "ciò che è virgolette, come si afferma l'inizio del giusto mezzo:


Quando piacere e collera, tristezza e gioia non si sono manifestati si ha il mezzo (o l'equilibrio interno) quando si manifestano senza oltrepassare la giusta misura, si ha l'armonia (nell’azione). Il mezzo è il grande fondamento dell'universo, l'armonia ne è il down universale punto che il mezzo è l'armonia siano portati al loro culmine, e il Cielo-terra sarà a posto, i diecimila esseri troveranno le loro risorse.


E in questo passaggio dall'indeterminazione e dalla quiete all'attività e al movimento che si individuerà la comparsa degli impulsi malvagi, che si collocherà ciò che noi chiameremmo la questione del male. Nell'ottica cinese, è malvagio tutto ciò che ostacola la vita e la circolazione dell'energia, in altri termini, ciò che tenta di irrigidire, ad indurire in forme determinate, come suggerisce lo Huainanzi (il maestro di Huainan), summa taoista del secondo secolo a.C.:


L'uomo è quieto di nascita: tale e la natura che gli deriva dal cielo punto per il flusso delle cose, si produce in lui il movimento: sia quindi un deterioramento della sua natura. Il suo animo risponde alle cose che gli si presentano e così la sua conoscenza si mette in moto. Questa lo pone in contatto con le cose virgole così nascono in lui amore odio, che fanno prendere corpo alle cose. E la conoscenza, tratta verso l'esterno, non può più far ritorno a se stessa Punto così è distrutto in lui l'ordine Celeste. Coloro che sono iniziati al Tao non antepongono l'uomo al cielo.


Il mondo è qui con concepito come un insieme in cui tutte legate, in cui nulla è assoluto, indipendente, separato, in cui l'invisibile, lungi dall'aver un'esistenza distinta, è presente nel visibile in forma di segni.[...]La figura non è la rappresentazione o la riproduzione di una cosa, Ma è uno stadio nel processo della sua formazione, che passa per l'avvento prima di giungere alla figura, e quindi alla forma, per pervenire infine l'oggetto concreto.[...] Se le figure assumono forme percepibili che, in quanto tali, forniscono dati concreti, la natura intrinseca della realtà da esse figurata è invece impossibile da cogliere tramite il discorso:


CIÒ CHE È SCRITTO NON PUÒ ESAURIRE IL SENSO DELLE PAROLE. LE PAROLE NON POSSONO ESAURIRE IL SENSO DELLE IDEE. CIÒ SIGNIFICA CHE È IMPOSSIBILE COMPRENDERE LE IDEE DEI SANTI? IL MAESTRO DISSE: "I SANTI HANNO ISTITUITO LE FIGURE PER RENDER PIENAMENTE CONTO DELLE LORO IDEE; HANNO CONCEPITO GLI ESAGRAMMI PER DISCERNERE ESAUSTIVAMENTE VERO E FALSO, E VI HANNO AGGIUNTO DELLE SPIEGAZIONI PER SVISCERARE IL SIGNIFICATO DELLE LORO PAROLE. HANNO COLTO IL SENSO DEI MUTAMENTI DEGLI ESAGRAMMI E NE HANNO COMPRESI IL PROCEDIMENTO, AL FINE DI RENDER PIENAMENTE CONTO DI CIÒ CHE È DI BENEFICIO PER LE COSE. SI RITROVA QUI UNA PROBLEMATICA GIÀ FORMULATA IN TERMINI ANALOGHI SUL TEMA DEL "GRANDE UOMO" IN ALCUNI CAPITOLI DEL CHUANG TZU PUNTO TALE REALTÀ ULTIMA CHE È FUORI DALL'AMBITO DELLE FORME DEL DISCORSO NON È ALTRO CHE IL DAO, DI CUI SOLTANTO IL SAGGIO O IL "GRANDE UOMO" PUÒ AVERE IDEA, E IN CUI EGLI SI FONDE ATTENDENDOSI AL PRINCIPIO EMINENTEMENTE TAOISTA DEL NON-AGIRE. È PROPRIO DEL SAGGIO COGLIERE IN MODO IMMEDIATO (OSSIA SENZA MEDIAZIONI) IL PRINCIPIO CHE GOVERNA OGNI SITUAZIONE, E RISPONDERVI INFALLIBILMENTE NEL MODO PIÙ APPROPRIATO. MA È PURE A LUI CHE SPETTA IL RICORSO ALLA MEDIAZIONE DEL LINGUAGGIO FIGURATIVO PER CONSENTIRE AGLI UOMINI COMUNI LA PERCEZIONE DEL SENSO ULTIMO, DEL DAO. L'ESPRESSIONE XING ER SHANG ("A MONTE DELLE FORME VISIBILI") ERA DESTINATA A DIVENTARE L'ESPRESSIONE SPECIFICA NELLA LINGUA MODERNA PER DISEGNARE LA METAFISICA. TUTTAVIA, RESTA IL FATTO CHE "IL PENSIERO CINESE NON SI INTERESSA ALL'ASSOLUTO DELL'ESSERE. ESSO È ALLA RICERCA NON DI CIÒ CHE FONDA L'ESSERE (PROBLEMA METAFISICO) MA DI CIÒ CHE POSSA SPIEGARE COME LA MOLTEPLICITÀ STRAORDINARIAMENTE DIVERSIFICATA DEI 10.000 ESSERI PROCEDA ENTRO UNO STESSO MODO, IL MOTO DELL'UNIVERSO (PROBLEMA COSMOLOGICO)". L'ALTERNANZA CICLICA YIN/YANG È LA MATRICE DELL'OSCILLAZIONE FRA CIÒ CHE È IMMINENTE, ANCORA IMPERCETTIBILE NELLA SUA ESEGUIBILITÀ, E CIÒ CHE SI MANIFESTA, FRA LA QUIETE DELLA LATENZA E IL MOVIMENTO DELL'AZIONE, FRA IL DOWN COME FONTE D'ESSERE E LE COSE CONCRETE: IN TAL MODO SI PREANNUNCIA LA DICOTOMIA, RILEVANTE IN TUTTO IL CORSO DELLA STORIA INTELLETTUALE CINESE, FRA LA COSTITUZIONE FONDAMENTALE E LA SUA MANIFESTAZIONE FUNZIONALE NEL MONDO DELL'ESPERIENZA APPUNTO QUESTO COSTANTE ANDIRIVIENI, CHE PRECISAMENTE CIÒ CHE OCCORRE INTENDERE IN RIFERIMENTO ALLA VIRGOLETTA IN REALTÀ COME MUTAMENTO ", RENDEVANO GLI SFORZI DI DEFINIRE UNA" META-FISICA "CHE SIA AL DI LÀ NELL'AMBITO FISICO.





Nel grande commentario, si vede la corrente confuciana dotarsi di una dimensione cosmologica fortemente ispirata al naturalismo taoista. Non è dunque un caso se pensatori successivi che hanno tentato di ritornare alle fonti di una riflessione globale fondante, da Wang Bi nel III secolo d.C. a Zhou Dunyi nell'XI secolo, le abbiano cercate tanto nel grande documentario quanto in un'ispirazione taoizzante. Mencio, che percepiva la continuità fra cielo e uomo nell'ambito di una moralità derivante direttamente dalla natura, aveva già presagito la necessità Per l'umanesimo confuciano di ricollocarsi in un contesto più ampio al fine di assumere integralmente il proprio significato:


UNO YEN, UNO YANG - COSÌ È IL DAO. E NEL BENE CHE ESSO APERTURA, E NELLA NATURA UMANA CHE ESSO SI COMPIE.


Queste semplici frasi del grande commentario, nel congiungere una concezione della bontà umana ad una visione del dao interamente etica, attuano una sintesi magistrale di diverse correnti (confuciana taoista cosmologica) che è caratteristica dello spirito prevalente alla vigilia e all'inizio degli han. Il simbolismo derivante dai mutamenti offre dunque un sistema chiuso e aperto insieme, caratteristica del pensiero di minatorio che si lega non tanto a un procedere discorsivo quanto piuttosto a una visione intuitiva, sintetica e istantanea appunto ad immagine delle cose, il perfetto mutamento e ciò non di meno integrate nell'unità del Cosmo, il santo in totale unità col dao, ma anche con le sue molteplici trasformazioni. Come dice Xunzi, egli si pone nella condizione sia di rispondere ai mutamenti che di spandere attorno a sé un influsso trasformatore.[...]

Tale esigenza di adattarsi al mutamento si traduce in primo luogo nella nazione di opportunità che concepisce il tempo non come un fluire omogenea e regolare, Ma come un processo costituito da momenti più o meno favorevoli. Questa nazione sviluppata in particolare in due testi associati all'influsso di Mencio, la grande scienza e il giusto mezzo.

L'universo appare qui come un ambito in perenne mutamento, in cui le cose non hanno contorni individuali fissi e gli eventi non hanno riferimenti temporali prestabiliti un universo di situazioni che si trasformano costantemente in nuove cose configurazioni. Il saggio vi si integra perché conosce, e incerta misura guida, il flusso degli eventi. La cosmologia elaborata torna in mutamenti e al centro di una tutta una visione del mondo che trova la sua prima compiuta espressione sotto gli Han.



Come sempre eccoci arrivati in fondo anche a questo capitolo; ricordo nuovamente, con grande soddisfazione, io abbia concluso lo studio del meraviglioso 1° volume de "Storia del pensiero cinese" di Anne Cheng, edizioni Einaudi, del quale ho tentato di trasferirvi i contenuti a mio avviso più salienti.

Ringraziandovi come sempre per essere giunti fin qui nella lettura, vi do appuntamento al prossimo post se lo vorrete, nel quale ritornerò sull'importanza di una pratica meditativa assidua nella nostra società attuale.


Un caro saluto e una buonissima domenica.



Simone




"L'UTILITA' DI UNA TAZZA STA NEL SUO ESSERE VUOTA"



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