IL PENSIERO COSMOLOGICO - "STORIA DEL PENSIERO CINESE" DI ANNE CHENG
Buongiorno a tutti e bentrovati,
a quello che credo sarà l’ultimo appuntamento relativo al bellissimo “Storia del pensiero cinese” di Anne Cheng, edizione Einaudi, perlomeno per quanto riguarda il primo volume.
Può darsi infatti faccia una pausa prima di affrontare il secondo (che, lo ricordo, copre dall’avvento del buddhismo in Cina fino ai giorni nostri) per dedicarmi qualche tempo allo studio di una nuova edizione del Liezi commentata dall’ineguagliabile Augusto Shantena Sabbadini (del quale vi ho già presentato sia Lao Tzu che Chuang Tzu); ad ogni modo vedremo, si tratta di un percorso work in progress che fluisce spontaneamente, di conseguenza potrei anche cambiare idea in corso d’opera.
PICCOLO RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI PER CHI SE LE FOSSE PERSE: Dopo aver analizzato le principali scuole di pensiero filosofico dell’antica Cina (Confucio e i suoi eredi Menzio e Xunzi, Lao Tzu e Chuang Tzu riguardo alla scuola taoista e Mozi esponente del Moismo, la scuola dei legisti...arriviamo infine all’avvento – o per meglio dire all’espansione – della corrente cosmologica nel nostro percorso; in questo periodo, come vedremo dalle parole dell’ineguagliabile professoressa Cheng, in cui i riti hanno perso d’importanza col disfacimento della dinastia Zhou, si cerca di avvicinarsi al concetto di “andamento naturale delle cose”, di conseguenza a uno strutturato pensiero cosmologico, che dovrebbe fungere da “sanzione naturale” nell’esercizio dell’autorità vigente a quel tempo, quindi una sorta di “giustificazione” celeste dell’ordine politico.
E’ importante notare come il capitolo immediatamente successivo a questo tratti dell’I Ching, o Classico dei Mutamenti (che ho già avuto modo di trattare nell'omonimo post tempo addietro, come abbiamo visto forse il testo cinese più antico a noi pervenuto) all’interno del quale fa la sua comparsa per la prima volta il taijitu (il simbolo del Taoismo con le 2 onde generalmente rappresentato in bianco e nero) e il concetto di Yin e Yang. Ho trovato svariate assonanze infatti tra gli antichi testi taoisti e l’I Ching – che consulto sovente per questioni importanti -.
Detto tutto questo, vi auguro una buona lettura, con “Storia del pensiero cinese” di Anne Cheng – 10° capitolo – Il Pensiero Cosmologico!!!
In particolare, in funzione di un nuovo modello di autorità si elabora una cosmologia che si configura come la sanzione naturale dell'ordine politico. Un progetto siffatto ha un'esemplificazione nel Lushi Chunqiu (Primavere ed Autunni di messer Lu), opera collettiva e di sintesi compilata nel paese di Qin verso il 241-235 a.C. per conto di Lu Buwei, ministro del futuro Primo Imperatore. Questa compilazione, [...] comprende una serie di capitoli che porterebbero l'impronta di Yang Zhu, pensatore abitualmente considerato come "proto-taoista", di cui non resta scritto alcuno. Questi capitoli cosiddetti "yanghisti" esaltano la preservazione dell'integrità fisica come basilare elemento di naturalezza, ed esortano a "conservare la propria vita e la propria natura intatta" - cioè a "preservare il principio vitale", come diranno i taoisti - foss'anche a detrimento del senso morale.
[...] All'incirca nella stessa epoca [...] veniva compilata un'altra opera, il Guanzi, in cui figura egualmente una serie di capitoli che presentano un programma di preservazione del sé fisico concepito come estensione dell'ordine cosmico: il quietismo, la soppressione dei desideri e la stretta disciplina delle attività del corpo, quali alimentazione, costituiscono la via d'accesso al grande soffio cosmico e, di qui, al dominio della realtà materiale. Questi testi rappresentano l’attestazione dell’esistenza di un pensiero che certuni amano qualificare come "materialistico", e che verosimilmente fu elaborato nei circoli dell'Accademia Jixia di Qi.
Una forma più compiuta e meglio conosciuta di questo "materialismo" di Jixia si ha nel naturalismo Yin/Yang, associato alla figura oscura e celebre insieme di Zou Yan. Grazie ad alcune informazioni fornite nel capitolo 74 delle “Memorie di uno storico”, sappiamo che fu un personaggio importante dell'Accademia Jixia fra l'epoca di Mencio e quella di Xunzi, attorno al 300 a. C. […] Le idee di Zou Yan sembrano essersi imposte a causa dell'interesse mostrato nei loro confronti da alcuni sovrani, a partire dal Primo Imperatore. Lo storico Sima Qian sottolinea il legame esistente fra il naturalismo cosmologico di Zou Yan e le pratiche volte ad ottenere l'immortalità proprio degli ambienti dei fangshi, denominazione generica che raggruppa tutti coloro che "si dedicavano all'astrologia, alla medicina, alla divinazione, alla magia, alla geomanzia, come pure ai metodi di longevità e ai voli estatici. Ideologicamente molto vicini allo scuola dello yin yang e delle cinque fasi, erano generalmente ricercatori solitari che tentavano di trovare le leggi dei fenomeni naturali.” [...]
Come in altre civiltà, il qi fondamentalmente appare come il soffio della vita che, nella visione cinese, ha la caratteristica di operare e di circolare secondo un ritmo binario: inspirazione/espirazione e, a più lungo termine, condensazione alla nascita/ dissoluzione alla morte. Ma più ancora del soffio che anima gli esseri viventi, il qi è il principio di realtà uno ed unico che dà forma ad ogni cosa e ad ogni essere nell'universo; ciò implica l'inesistenza di demarcazioni fra gli esseri umani e il resto del mondo: "l'universo si autocrea perpetuamente in un'evoluzione costante, in perpetua genesi e divenire, a partire da una sostanza unica, il Soffio che non è né materia né spirito". Ogni cosa non è che un aspetto o uno stato di maggiore o minore condensazione. [...] In effetti, il qi "non è una sostanza che abbia un'esistenza individuabile, al di là delle forme che assume... Si ha così, da una parte, l'energia che è distinta dalle forme concrete, senza essere a loro esteriore in quanto ne è la fonte, cioè il potenziale indefinito ed infinito, in quanto rimane quando queste forme concrete spariscono; dall'altra, le forme che questa energia prende non sono nient'altro che essa stessa. In virtù di questa doppia possibilità di fermarsi in una forma e di superarla, il qi dà forma e trasforma tutte le cose, in un'operazione a doppio effetto, poiché esso definisce la forma fissata, ma anche il cambiamento costante ".
Come abbiamo visto a proposito della fisiologia morale di Mencio, non esiste demarcazione fra salute fisica, che è pienezza ed integrità del qi quale l'abbiamo ricevuto alla nascita, e salute morale: coltivando il nostro qi, lavoriamo la nostra coltivazione morale e personale. Facendo propria l'idea che il corpo vivente risulta dalla condensazione del soffio vitale, la medicina cinese si è fin da subito dedicata a osservarne il funzionamento. In particolare, essa traccia la distinzione fra il "soffio integro", che, essendo in accordo con il soffio primordiale è garanzia di salute, e i "soffi viziati "che, introducendo squilibri nell'organismo, provocano la malattia. Tutte le correnti or ora descritte si caratterizzano per la loro comune ricerca di un rapporto fra l'uomo e Il cosmo. Si potrebbe ravvisarvi [...] una forma di pensiero correlativo che configura dei rapporti di analogia tra il cielo e l'uomo.
Nella classificazione operata nel secondo secolo a.C. da da Sima Qian nelle sue “Memorie di uno storico”, essa è designata come "la scuola dello Yin/Yang e delle Cinque Fasi”, un'etichetta applicata a posteriori che raggruppa due nozioni, inizialmente distinte, la cui origine esatta rimane malnota.
Nel “Commentario di Zuo”, risalente al IV secolo a.C un sapiente medico menziona sei soffice celesti:
I sei soffi sono Yin ( ombra) e yang (sole), vento e pioggia, oscurità e luce. Essi si distinguono in quattro stagioni e si ordinano in cinque articolazioni dell'anno.
La complementarità dello Yin e dello Yang risale senza dubbio a un fondo assai antico, ma non trova un'esplicita formulazione nei testi che relativamente tardi. Come il “Commentario di Zuo”, il “Classico delle Odi” non presenta ancora Yin e Yang come associati in una nozione astratta di dualità, ma le configura come designazioni di fenomeni concreti, risultanti dall'osservazione empirica: l'alternanza naturale del giorno e della notte, dell’estate e dell'inverno, del caldo e del freddo, etc. Lo Yang rappresenta la luce, l'irradiamento solare, il versante al sole di una montagna o il sole che esce dalle nuvole, in opposizione allo Yin che evoca l'ombra, il versante fredde e umido della montagna o il sole che si cela fra le nubi.
È soltanto sotto gli stati Combattenti, nel IV - III secolo a.C, che Yin e Yang iniziano ad essere percepiti come i due soffi primordiali che, con il loro alternarsi e la loro interazione, presiedono all'insorgenza e all'evoluzione dell'universo. Nel famoso capitolo 42 del Lao Tzu là dove si dice che "il Dao genera l'Uno, l'Uno il Due, il Due il Tre, il Tre i 10.000 esseri", il Due nato dall'unità del Dao è inteso come la dualità dei soffi Yin e Yang derivanti dall’unità del soffio originario. Yin e Yang rappresentano dunque il “principio della differenza che crea trazione, come pure del divenire e della molteplicità che fanno nascere dalle loro combinazioni; ma anche, per la stretta correlazione che li unisce, sono i testimoni dell'Unità di fondo soggiacente al mondo”.
Nella stessa epoca, il grande commentario al Classico dei Documenti riassume così l'alternanza di questi due principi: "Uno Yin e uno Yang, tale è il Dao". Lo Yang, principio dinamico, e lo Yin, principio di quiete, si alternano in una formula ritmica del regime di vita, per riprendere l'espressione di Marcel Granet che fa notare che “invece di constatare successioni di fenomeni, i cinesi registrano alternanze d’aspetto”.
Il ritmo binario Yin/Yang è il ritmo fondamentale che anima il principio vitale: Il qi che si muove, si apre, si estende è Yang; allorché torna alla quiete e si ripiega su se stesso, è Yin. Quando l'essere viene all'esistenza, il suo qi muove verso l'esterno nella sua fase Yang, poi si stabilizza nella fase di raccoglimento Yin per fissarsi in una forma durevole. In altri termini, Yin e Yang non designano due forze opposte che si applicherebbero al qi concepito come materia inerte, di cui l'uno lo metterebbe in moto e l'altro in quiete, ma sono le due fasi del qi costantemente in circolazione, in espansione e contrazione. […] La coppia Yin/Yang, divenuta così prototipo di ogni dualità, può valere da paradigma per tutte le coppie (cielo/terra, sopra/sotto, davanti/dietro, maschile/femminile eccetera). Benché di opposta natura Yin e Yang sono al contempo solidali e complementari: l'uno non può operare senza l’altro, e il declino dell'uno implica al contempo lo sviluppo dell'altro. In questo, la dualità dello Yin e dello Yang si configura come la caratteristica per eccellenza del pensiero cinese, che preferisce concepire i contrari come complementari anziché come reciprocamente escludentisi. Anche se è collocata in posizione di superiorità, lo Yang non esclude lo Yin al modo in cui il bene esclude il male, la verità l'errore, l'assoluto il relativo.
Ai "sei soffi celesti" menzionati dal Commentario di Zuo rispondono i "cinque agenti" enumerati nel "grande piano"del Classico dei Documenti. I cinque agenti sono: acqua, fuoco, legno, metallo, terra. E’ nella natura dell'acqua di inumidire e scorrere verso il basso, in quella del fuoco bruciare ed innalzarsi nell'aria, in quella del legno di essere curvato e raddrizzato, in quella del metallo di essere duttile e di accettare la forma che gli si imprime, in quella della Terra di prestarsi alla coltivazione e alla mietitura. L'acqua che inumidisce e scorre verso il basso diventa salata, il fuoco che brucia e si innalza divenne amaro. Il legno, curvata e raddrizzato, diventa acido, il metallo che muta forma nella sua duttilità, diventa acre. La terra che viene coltivata prende un sapore dolce.
La traduzione convenzionalmente adottata di wuxing con "5 elementi" presenta innanzitutto l'inconveniente di non rendere conto dell'aspetto dinamico della parola xing (camminare, andare, agire). Inoltre, non v'è qui nulla in comune con i quattro elementi,, o radici costitutivi dell'universo - fuoco, acqua, terra e aria - individuati da Empedocle nel v secolo a.C: i cinque agenti non sono il risultato di un'analisi, ma sembrano essere originariamente concepiti in una prospettiva essenzialmente funzionale, più come processi che come sostanze.
Verso la fine degli Stati Combattenti, nel terzo secondo secolo, l'alternanza dei due soffi primordiali Yin e Yang si trova combinata con i wuxing, percepiti come cinque fasi o porzioni di tempo (giornata, stagione, anno, dinastia) corrispondente a qualità determinate che si succedono ciclicamente a dei punti di riferimento fissati nello spazio.
Si può ragionare secondo lo schema seguente:
NEL PASSAGGIO DEI WUXING DAL LORO SIGNIFICATO FUNZIONALE A UNA RAPPRESENTAZIONE CICLICA, LA FIGURA DI ZOU YAN, DIANZI EVOCATA, SEMBRA AVER GIOCATO UN RUOLO DECISIVO TRAMITE L'ELABORAZIONE DI TUTTA UNA COSMOLOGIA FONDATA SULL'INTERAZIONE DELLO YIN E DELLO YANG E LA SUCCESSIONE DI CIÒ CHE EGLI CHIAMA LE "CINQUE VIRTÙ".[...]
Le cinque fasi sono presentate in un ciclo di conquista in cui la Terra è arata dal legno dell'aratro, il legno tagliato dal metallo della scure, il metallo fuso dal fuoco, il fuoco spento dall'acqua e l'acqua arginata dalla terra. Analogamente, secondo uno schema che vale innanzitutto per la sua portata politica, una dinastia è soppiantata da un'altra allorché la sua potenza o "virtù" si esaurisce. Dal 221 a. C., al tempo stesso in cui si attribuisce il titolo di "primo Augusto imperatore", il sovrano di Qin si preoccupa di integrare il suo regno nella continuità di un ciclo dinastico tradotto in termini cosmologici. È così che il suo stile di governo repressivo, marcatamente improntato alle idee legiste, trova una giustificazione nell’"avvento della potenza dell'Acqua", culmine dello Yin, che si traduce politicamente in un regime punitivo, contrapposta ai valori Yang di umanità e benevolenza. [...]
L'applicazione del ciclo dei Cinque Agenti (o fasi) alla successione delle dinastie viene qui a concretizzarsi per la prima volta. La posta politica doveva restare, sotto gli Han, al centro della sistematizzazione degli schemi cosmologici e dell'elaborazione della nozione di sovranità imperiale. Con l'unificazione dell'impero, diveniva in effetti indispensabile padroneggiare tale nuovo formalismo per avere una chance di essere ascoltato a corte: a partire da qui, si ebbe la vera integrazione della cosmologia correlativa in tutte le correnti di pensiero, che non potevano più permettersi di ignorarla.
Il Lushi Chunqiu contiene dei capitoli in cui si combinano la concezione cosmologica e la sua implicazione politica sotto la forma di un calendario che regola la condotta del sovrano per il corso dell'intero anno, e che si ritrova nelle ordinanze mensili delle memorie sui riti. Queste disposizioni assumono un carattere eminentemente rituale e cosmologico in quanto sono ritmate dal tempo della successione dei mesi e delle stagioni, che si traduce nello spazio tramite la deambulazione del Figlio del Cielo attraverso le sale del Palazzo della Luce di cui si tratterà più avanti. [...] Il comportamento ritualizzato stabilito nei minimi dettagli da queste “ordinanze mensili” dà la visione di un universo che, dal corso degli astri e lavori agricoli, dal Figlio del Cielo al popolo minuto, si conferisce equilibrio da sé, senza bisogno di far ricorso ad alcuni intervento particolare e che, pur essendo confuciano, non manca di evocare il non agire taoista. Lo sforzo di sistematizzazione cosmologica associato a Zou Yan tende ad integrare in uno schema unico la coppia dello Yin e dello Yang, paradigma di tutte le altre, e la successione delle cinque fasi, divenuta matrice di tutte le serie di cinque. Indubbiamente si deve alla sua combinazione con le quattro stagioni se il ciclo delle cinque fasi, inizialmente configurato in termini di conquista, si trasforma con l'avvento degli Han in un ciclo più pacifico di generazione:
[...] Sul piano spaziale, 4 e 5 si combinano senza difficoltà in quanto alle quattro direzioni viene ad aggiungerci il Centro, in una settorializzazione quinaria attestata dall'epoca Shang. Ma sul piano temporale, è più difficile segnare un centro nella successione delle quattro stagioni: primavera (Legno), estate (Fuoco), ? (Terra), autunno (Metallo), inverno (Acqua).[...] Tutte queste speculazioni che possono sembrare futili e prive di fondamento, sono tuttavia l'attestazione di una certa visione del mondo che concepisce gli stessi numeri non come entità fisse, ma come suscettibili di mutamenti nel quadro di una combinatoria.
Così come si cerca in tutti i modi di combinare la sequenza delle cinque fasi con la disposizione delle quattro direzioni, si cerca più in generale di tradurre lo spazio in termini di tempo e viceversa. Il quadrato che dal secondo secolo avanti Cristo si impone come configurazione per eccellenza dello spazio si presenta spesso quadrettato in una scacchiera di tre caselle di lato, per un totale di 9. In questo modo, il 4, spaziale e statico, diventa generatore del 3 e del 9, numeri del divenire del mutamento:
Il quadrato a 9 caselle, composto di 8 quadrati attorno al quadrato centrale, riproduce la configurazione dei quattro orienti attorno al centro - quattro sale disposte a mo' di croce greca attorno a una sala centrale - architettura presunta del Palazzo della Luce la cui istituzione risalirebbe all'inizio della dinastia Zhou.
Esso rappresenta il centro, sede della regalità, da cui si propaga, come una luce che si irradia, il governo reale. Come spiega Leon Vandermeersch, il piano del palazzo corrispondeva alla norma non già giuridica bensì cosmologica: era "edificato all’esterno della cinta della capitale, nella periferia sud che...il poggio rotondo del grande sacrificio solstiziale al cielo contrassegnava come polo cosmico. Il suo tetto, di paglia, era rotondo come la volta celeste, mentre il corpo dell'edificio era quadrato come la terra. Si componeva di quattro parti, orientate a est, a sud, ad ovest e a nord, disposta attorno ad una sala centrale...[...] Era là in effetti che ogni mese "il re era messo al corrente della nuova luna" prima di darne comunicazione ai signori feudali, i quali, a loro volta, ne proclamavano il mandato ciascuno nel suo grande tempio ancestrale. Così si avviavano tutte le attività conformi al mese lunare nascente. Il re prendeva allora abitualmente posto, per tutta la durata della donazione, nella sala corrispondente del Palazzo della Luce dove la sua installazione aveva il senso di una presidenza all'attuazione delle applicazioni appropriate della norma cosmica.
Ed eccoci arrivati anche alla fine di questo appuntamento!!!
Come sempre vi ringrazio per essere arrivati fin qui e vi do appuntamento, se vorrete, al prossimo post!!!
Un caro saluto
Simone
“L’UTILITA’ DI UNA TAZZA STA NEL SUO ESSERE VUOTA”








.jpg)



Commenti
Posta un commento